
Lo ipotizzano gli studiosi del Pennington Biomedical Research Center, negli Usa, sulla rivista Exercise and Sport Sciences Reviews
Non esiste alcun trattamento riconosciuto dal punto di vista medico per il Long Covid, ma l'esercizio fisico può aiutare a interrompere il circolo vizioso dell'infiammazione che può portare allo sviluppo di diabete e depressione mesi dopo che una persona si è ripresa dal virus. A formulare questa ipotesi sono gli studiosi del Pennington Biomedical Research Center, negli Usa, sulla rivista Exercise and Sport Sciences Reviews.
"Sappiamo che Long Covid può provocare depressione - specifica Candida Rebello, una delle autrici della ricerca - e sappiamo che può aumentare i livelli di glucosio nel sangue al punto che alcune persone sviluppano chetoacidosi diabetica, una condizione potenzialmente pericolosa per la vita comune tra le persone con diabete di tipo 1.
L'esercizio può aiutare. Ci si prende così cura dell'infiammazione che porta a livelli elevati di glucosio nel sangue e allo sviluppo e alla progressione del diabete e della depressione clinica". Il Long Covid provoca ciò che i Centers for Disease Control descrivono come "una costellazione di altri sintomi debilitanti" tra cui nebbia cerebrale, dolore muscolare e affaticamento che possono durare per mesi dopo che una persona si è ripresa dall'infezione iniziale. "Ad esempio- sottolinea Rebello - una persona potrebbe non ammalarsi in modo grave di COVID-19, ma sei mesi dopo, molto tempo dopo che la tosse o la febbre sono scomparse, sviluppare il diabete".
Una soluzione è appunto l'esercizio fisico."Non è necessario correre per chilometri o camminare per tutta la durata a ritmo sostenuto, -conclude l'esperta - anche camminare lentamente è esercizio. Idealmente, si dovrebbe fare una sessione di esercizio di 30 minuti. Ma se se ne possono fare solo 15 minuti alla volta, si può provare a farne due sessioni. Se si può camminare solo 15 minuti una volta al giorno, meglio farlo. L'importante è provare. Non importa da dove si inizia. Si può gradualmente raggiungere il livello di esercizio raccomandato".
L’Agenzia Italiana del Farmaco pubblica una guida sui nuovi analoghi GLP-1 e GIP/GLP-1 per diabete e obesità. Crescono consumi e aspettative, ma AIFA invita a riportarne l’utilizzo dentro una dimensione strettamente clinica
Negli Usa il segretario alla Salute punta a ridurre il ricorso agli antidepressivi. Ma il disagio psichico cresce in tutto l’Occidente e spinge anche i sistemi europei verso nuovi modelli di presa in carico
Fra le priorità: il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, l’inserimento nei LEA, la piena attuazione dell’obesità nel Piano Nazionale della Cronicità e il potenziamento della prevenzione
Il disagio cresce in modo progressivo e strutturale, ma le risposte restano frammentate. Pochi dati, politiche disomogenee e servizi ancora troppo orientati alla fase acuta
Nuovi dati di fase III indicano che bepirovirsen potrebbe modificare il paradigma terapeutico dell’epatite B cronica, raggiungendo tassi di remissione funzionale superiori allo standard di cura e aprendo prospettive sulla riduzione delle complicanze
Commenti