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Endometriosi per il 10-15% delle donne: tre milioni hanno una diagnosi conclamata

Ministero della Salute Redazione DottNet | 28/03/2022 13:40

La diagnosi arriva spesso tra i 25 e i 35 anni, dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche

In Italia sono affette da endometriosi il 10-15% delle donne in età riproduttiva e almeno 3 milioni hanno una diagnosi conclamata. Ma una "limitata consapevolezza della patologia è causa di un grave ritardo diagnostico, valutato intorno ai 7 anni". A sottolinearlo è il Ministero della Salute in merito alla malattia di cui si celebrata il 28 marzo la giornata mondiale e di cui circa 300.000 italiane soffrono in forma grave e invalidante che prevede un'esenzione dal ticket.

  Dolore mestruale, spesso cronico e persistente, è la caratteristica di questa condizione, che si associa spesso a fenomeni depressivi e a infertilità: la patologia interessa infatti circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficolta a concepire. La diagnosi arriva spesso tra i 25 e i 35 anni, dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche.

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"Sin dalla più giovane età - si legge sul sito del ministero - è molto importante sapere che i dolori mestruali e durante i rapporti non sono normali e che non devono essere taciuti. Le donne che hanno la madre o una sorella affette da endometriosi hanno un rischio di svilupparla sette volte maggiore". Tra i trattamenti, l'ormone progestinico è capace di migliorare il quadro sintomatologico in quanto abolisce la stimolazione ormonale e la crescita degli impianti endometriosici. Il trattamento più invalidante con gli analoghi del GnRH, farmaci che bloccano totalmente la stimolazione delle ovaie sono limitati a casi che richiedano un intervento chirurgico. Ma sono in corso diversi studi con composti che pur inibendo la stimolazione ovarica, creano meno effetti collaterali. L'endometriosi è inserita nell'elenco delle patologie croniche e invalidanti, negli stadi clinici più avanzati (moderato o III grado e grave o IV grado") che permette alle pazienti il diritto ad usufruire in esenzione di alcune prestazioni specialistiche di controllo.

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