
Lo rileva una ricerca pubblicata sulla rivista Diabetologia e condotta da Tim Woelfle dell'Università Ludwig-Maximilians e Helmholtz di Monaco
Due comuni virus del gruppo degli herpes possono aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nei soggetti infetti. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Diabetologia e condotta da Tim Woelfle dell'Università Ludwig-Maximilians e Helmholtz di Monaco. Gli herpes sono tra i virus più diffusi nell'uomo, con otto tipi attualmente conosciuti: herpes simplex virus (HSV) 1 e 2, virus della varicella-zoster (VZV), virus di Epstein-Barr (EBV), citomegalovirus (CMV) ed herpesvirus umani (HHV) 6, 7 e 8. Tutti causano infezioni che restano latenti a vita dopo l'infezione primaria iniziale, che è solitamente lieve o asintomatica. Si stima che il diabete di tipo 2 o insulino-resistente riguardi il 9,3% della popolazione mondiale. Tra i fattori di rischio noti ci sono sicuramente l'obesità, la sedentarietà e il fumo.
Le analisi del sangue all'inizio dello studio hanno rilevato che il virus di Epstein-Barr (il virus della mononucleosi) era l'herpesvirus più diffuso, con il 98% del campione positivo, seguito da HSV1 (88%), HHV7 (85%), VZV (79%), CMV (46%), HHV6 (39%) e HSV2 (11%). I partecipanti erano positivi a una media di 4,4 herpesvirus all'inizio e 4,7 al follow-up. È emerso che i soggetti affetti da HSV2 avevano il 59% di probabilità in più di sviluppare il pre-diabete rispetto a quelli sieronegativi, mentre l'infezione da CMV era associata a un aumento del 33% dell'incidenza di pre-diabete. Lo studio ha rilevato che sia l'HSV2, sia il CMV hanno contribuito allo sviluppo del pre-diabete, anche dopo aver tenuto conto di tutti gli altri fattori di rischio noti per il diabete. L'HSV2 è risultato associato anche a livelli peggiori di emoglobina glicata. I meccanismi con cui questi virus potrebbero contribuire allo sviluppo del diabete restano da scoprire. Sia HSV2 che CMV causano infezioni croniche che potrebbero modulare il sistema immunitario stimolando o sopprimendo la sua attività, che a sua volta può influenzare la funzione del sistema endocrino (ormonale). "Questi dati confermano la possibilità che esista un legame tra infezione virale e diabete, e suggeriscono come l'infezione virale (probabilmente potenziando l'"attivazione" dei meccanismi dell'infiammazione, associata alla obesità e alla predisposizione al diabete) possa 'slatentizzare' (ovvero far emergere) la malattia in soggetti predisposti"- commenta Agostino Consoli, dell'Università di Chieti-Pescara e Presidente della Società Italiana di Diabetologia-. "È un dato emerso anche dalla analisi dei soggetti che sviluppano Long-Covid: anche in questi individui, infatti, è stato osservato un aumento dell'incidenza di diabete", continua. "Ulteriori ricerche che valutino le strategie di prevenzione virale per la salute pubblica, possibilmente includendo lo sviluppo di vaccini efficaci contro gli herpesvirus, sono, alla luce di questi dati, ancor più necessarie", concludono gli esperti.
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