
Il presidente Dattolo: "Il rischio è scivolare verso privatizzazione di fatto. Invece bisogna tagliare la burocrazia e rinnovare l’assistenza territoriale”
- "L'autonomia differenziata tra le regioni è una direzione che ci preoccupa fortemente. Si rischia di mettere seriamente in pericolo un servizio pubblico universale, gratuito, uniforme, indispensabile. E' a rischio l’unità nazionale".
Lo afferma Pietro Dattolo, presidente dell'Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Firenze e provincia. "Il decentramento delle funzioni appare oggi come la soluzione per velocizzare le procedure, ma il rischio reale è quello di andare incontro a una totale disomogeneità, a una carenza nelle comunicazioni e nei rapporti sociali, senza cooperazione e interconnessione dei servizi sanitari.
"La pandemia prima e soprattutto la campagna di vaccinazione successivamente hanno dimostrato che la sanità ha bisogno di un coordinamento centrale per poter essere efficiente e rispondere tempestivamente alle necessità della popolazione. Stiamo commettendo un errore di presunzione su un ambito estremamente complesso, che già attraversa una fase di crisi e che andrebbe rafforzato, non frammentato. Il Sistema Sanitario Nazionale rappresenta il paracadute per la popolazione di massima difficoltà, nelle emergenze come è stato il Covid negli ultimi due anni".
"Si rischia di spingere la sanità, nel prossimo futuro, verso la privatizzazione. E di togliere una discussione democratica su un tema che, più di tutti, è collettivo. La cura - conclude il presidente dell'Ordine - non può essere sinonimo di disuguaglianza ma una certezza anche per le fasce di cittadini meno abbienti che non hanno alternative a quella del sistema pubblico.
La sanità pubblica deve essere uguale in ogni regione, garantire standard di qualità e sicurezza delle cure ovunque, non può avere un principio di concorrenza al suo interno, e la sanità privata convenzionata dovrebbe essere solo integrativa e non competitiva".
Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.
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