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Via libera alla nuova Irpef con tre aliquote: vantaggi per redditi alti, più tasse per la fascia bassa

Professione | Redazione DottNet | 16/03/2023 22:05

I sindacati contro la riforma: Landini, "non ci sto più che sono io che pago le tasse anche per quelli che non le pagano, quando le potrebbero pagare più di me". Meno sanzioni penali per le imprese che collaborano

Una nuova Irpef con tre aliquote. Iva azzerata per i beni di prima necessità. Il fisco cambia con le nuove aliquote approvate ieri. Stop anche alle comunicazioni nei mesi di agosto e dicembre. Ma arrivano pure sanzioni penali attenuate per i contribuenti che si sono trovati impossibilitati a pagare e per le imprese che collaborano. Il consiglio dei ministri ha approvato la delega fiscale, che farà da cornice alla riforma delle tasse targata centro destra. E che promette di cambiare il sistema e mettere le basi per la riduzione delle tasse. La premier, Giorgia Meloni, palra di una "vera e propria svolta per l'Italia. È una riforma epocale, strutturale e organica- ha detto sui social - : una rivoluzione attesa da 50 anni con importanti novità a favore di cittadini, famiglie e imprese. Con il nuovo Fisco delineiamo una nuova idea di Italia, vicino alle esigenze dei contribuenti e attrattivo per le aziende".

"Le nuove regole - spiega il ministero dell'Economia - saranno operative entro 24 mesi dall'entrata in vigore della legge delega e vanno nella direzione di semplificare e ridurre la pressione fiscale, favorire investimenti e assunzioni". Già perché sul fronte delle imprese ci sarà una graduale eliminazione dell'Irap e una riduzione dell'attuale aliquota Ires per chi investe e\o assume". La riforma punta a instaurare un rapporto tra contribuenti e amministrazione finanziaria nella logica di un dialogo. Così che prende forma il 'Fisco amico'. Nel quale però opposizioni e i sindacati, che già evocano la piazza, vedono solo condoni e favori ai più ricchi.

"Io mi sono rotto le scatole - dice senza giri di parole il segretario Cgil, Maurizio Landini - non ci sto più che sono io che pago le tasse anche per quelli che non le pagano, quando le potrebbero pagare più di me". La prima pietra intanto è posata. Il provvedimento, suddiviso in 5 parti e 20 articoli (nell'ultima bozza entrata in consiglio saltano i due articoli dedicati ai tributi regionali e quelli locali), punta a ridisegnare l'intero sistema, dai tributi ai procedimenti e sanzioni, fino ai testi unici e codici.

Per renderlo operativo servirà l'approvazione del testo-cornice dal Parlamento e poi il varo dei decreti delegati che dovranno contenere anche le opportune 'coperture' finanziarie, che in parte saranno garantite dalla revisione delle attuali 600 tax expenditures: sconti, agevolazioni, bonus che saranno rivisti. La riforma parte dalla rivoluzione dell'Irpef, con la riduzione delle aliquote da 4 a 3. Le due ipotesi non indicate nella delega sono: 23%, 27% e 43% o 23%, 33%, 43%. Secondo le stime effettuate dal Corriere della Sera, chi guadagna 20mila euro andrebbe a pagare 4.600 euro di Irpef, a fronte dei 4.700 attuali. Un contribuente con reddito da 35mila euro vedrebbe gli attuali 9.150 euro di prelievo scendere a 8750. Chi ha uno stipendio di 50mila euro, invece che versare 14.400 euro, ne verserebbe 13.700. Per quanto riguarda la seconda ipotesi, consigliata dalla Ragioneria dello Stato, verrebbero a ricadere sotto l'aliquota del 27% i redditi compresi tra i 15mila e i 50mila euro. Secondo le stime, i lavoratori che ne beneficerebbero maggiormente sarebbero quelli che oggi pagano il 33%, compresi tra i 28mila e i 50mila euro. Ma chi, oggi, ha un reddito tra i 15 e i 28mila, vedrebbe passare la tassazione dal 25% al 27%.

E  le flat tax per tutti resta un obiettivo di legislatura, per i dipendenti arriva la flat tax incrementale. Per le imprese arriva la nuova Ires a due aliquote per far pagare di meno chi più assume ed investe; si punta poi al graduale superamento dell'Irap con priorità per le società di persone, gli studi associati e le società tra professionisti. Ci sarà il concordato preventivo biennale e un rafforzamento dell'adempimento collaborativo: "si riscrivono le regole della lotta all'evasione fiscale - dice il Mef - che diventa preventiva e non più repressiva". Il governo vuole anche rimettere mano a tutto il sistema sanzionatorio tributario. In particolare per le sanzioni penali si userà un occhio di riguardo per chi si trova impossibilitato a pagare il tributo per fatti a lui non imputabili: nella valutazione della "rilevanza penale" del fatto si terrà conto anche dei casi in cui siano stati raggiunti accordi in sede amministrativa e giudiziaria.

E' previsto poi un alleggerimento delle sanzioni penali, in particolare quelle connesse al reato di dichiarazione infedele, per le imprese che aderiscono alla 'cooperative compliance', e che hanno tenuto comportamenti non dolosi e lo comunicano tempestivamente al Fisco. Un altro effetto "premiale" per chi aderisce all'adempimento spontaneo è poi l'ulteriore riduzione delle sanzioni amministrative (che può arrivare fino all'integrale non applicazione) per i rischi di natura fiscale comunicati preventivamente in modo "tempestivo ed esauriente". Della riforma, sostiene il direttore dell'Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, "c'è necessità". E aggiunge: "da cittadino" rilevo come un "buon segno" il fatto che si tratti della "prima volta, dopo molto tempo, che una riforma fiscale arriva a inizio legislatura".

La maggioranza difende compatta la delega, con Fi in prima linea, che rivendica la ricetta vincente di Berlusconi: "è il fischio di inizio. Poi dovranno seguire i decreti attuativi, è un lavoro che ha una prospettiva di legislatura", sottolinea il presidente dei deputati azzurri Alessandro Cattaneo. Le opposizioni invece alzano le barricate. "E' una baggianata dire che si abbassano le tasse a tutti": così si "favorisce chi sta meglio, chi ha redditi più alti vedrà maggior guadagno", va all'attacco la la segretaria del Pd Elly Schlein. "E' una riforma recessiva", rincara il leader M5s Giuseppe Conte, pronto a scendere in piazza con i sindacati.

I Sindacati

I sindacati hanno già espresso la loro netta contrarietà, Confindustria ha invece promosso alcune delle misure fondamentali. Il Pd ha già bocciato, con il presidente Stefano Bonaccini, l'idea della flat tax, ma artigiani e commercianti non disdegnano il riordino dell'Iva e la spinta alla compliance. Le voci pro e contro la riforma fiscale spaccano le parti sociali e la politica. Eccone le ragioni fondamentali.
    FLAT TAX - Le due parole hanno dietro un'ideologia di fondo e per questo la tassa piatta è uno dei punti che più divide destra e sinistra, governo e sindacati. L'esecutivo, spalleggiato compattamente da tutta la maggioranza, punta a raggiungerla entro l'arco della legislatura per tutti, dipedenti compresi. Ma per la Cgil rappresenta la negazione del principio costituzionale della progressività delle imposte. Per il M5S si tratta invece di un obiettivo irrealizzabile, con costi "mostruosi" e un forte rischio di iniquità. 3 SCAGLIONI IRPEF - Il passo da compiere nell'immediato prima dell'estensione della flat tax non convince affatto il Pd. Per Maria Cecilia Guerra, ex sottosegretario al Mef, meno scaglioni equivalgono a meno progressività per le classi di reddito più ricche, finanziata peraltro "con meno detrazioni di cui già in parte non godono". La Uil insiste piuttosto sul taglio del cuneo fiscale per alzare i salari. Nel programma elettorale di FdI era nominato un taglio di 5 punti da raggiungere in 5 anni, nella delega non viene però esplicitato, dando priorità appunto al taglio dell'Irpef.
    ADDIO ALL'IRAP E IRES A 2 ALIQUOTE - L'idea alle imprese piace. Il presidente di Confidustria, Carlo Bonomi, ha parlato di una riforma che va nella giusta direzione citando proprio l'eliminazione dell'imposta regionale, la revisione dei regimi d'interessi passivi e la detassazione del reddito d'impresa rispetto agli investimenti. La delega prevede infatti un'Ires più bassa per i redditi destinati a creare occupazione e investimenti.
    COMPLIANCE E SEMPLIFICAZIONE - Uno degli slogan scelti da Palazzo Chigi per definire l'impostazione della riforma è ancora una volta 'fisco amico'. L'obiettivo è quello di alleggerire gli adempimenti, di digitalizzarli, di dare spazio alle dichiarazioni precompilate e di favorire l'adempimento spontaneo. Commercianti e artigiani sono a favore. I proprietari immobiliari di Confedilizia plaudono invece alla cedolare secca sugli immobili non commerciali.
    EVASIONE E SANZIONI - Il rafforzamento della lotta all'evasione è uno degli obiettivi fondamentali, anche perché è da lì che il governo punta ad ottenere gran parte delle risorse necessarie per finanziare la riforma. Lo stop alle sanzioni penali in caso di accordo con il fisco potrebbe però essere letto in direzione opposta. Alleanza Verdi e Sinistra parla non a caso già di "condoni".
    IL METODO - Aver convocato le parti sociali a cose fatte e non preventivamente, durante la stesura della delega, è la scintilla che ha scatenato al Cisl, finora più distaccata rispetto alla linea aggressiva di Cgil e Uil. Il segretario, Luigi Sbarra, ha parlato di mobilitazione ed è stato invitato da Maurizio Landini a creare un fronte unitario insieme alla Uil.

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