
Nel nostro Paese ogni anno si registrano oltre 35mila nuovi casi di tumori del sangue. Migliorano le opportunità di cura grazie ai nuovi farmaci, ma non vi è uniformità di accesso e per i pazienti ma rimangono ancora troppe differenze assistenziali. È quanto è emerso alla presentazione dei risultati del progetto "Bridge the gap", realizzato da Isheo, in collaborazione con La Lampada di Aladino e la Federazione Associazioni di Volontariato in Oncologia. Dal confronto tra clinici e pazienti, sono emersi tre principali vuoti da colmare: l'assistenza domiciliare, il supporto psicologico e il supporto dei caregiver. L'obiettivo è realizzare un Piano di Intervento operativo ed uniforme in Italia.
La sinergia tra ospedale e territorio, come previsto dal Piano Oncologico Nazionale e dal Pnrr, aggiunge Davide Petruzzelli, presidente de La Lampada di Aladino, "deve prevedere anche un maggior coinvolgimento del medico di medicina generale, soprattutto nella gestione della lungo-sopravvivenza".
"E' emersa la mancanza - afferma Davide Integlia, general manager Isheo - di una figura che abbia responsabilità nella gestione delle informazioni, soprattutto per colmare il solco oceanico tra medicina specialistica e di territorio. È ora di fare un passo in avanti per superare i gap emersi nella gestione dei pazienti". "La strada è ancora lunga - conclude Annarita Patriarca, membro della Commissione Affari Sociali della Camera - ma il nostro impegno deve essere rivolto all'obiettivo che anche la Commissione Europea si è posta: sconfiggere il cancro come causa di morte".



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