
Si stima che ogni anno in Europa si verifichino 2 milioni di decessi per cause cardiovascolari
Nonostante i progressi compiuti nel campo della prevenzione e delle terapie cardiovascolari, la mortalità da malattie cardiovascolari è ancora estremamente elevata, continuando a rappresentare la prima causa di morte nelle società industrializzate. Si stima, infatti, che ogni anno in Europa si verifichino 2 milioni di decessi per cause cardiovascolari [1]. I progressi compiuti nella cura dell’ipertensione arteriosa, della dislipidemia e del diabete mellito sono evidenti, esiste pero’ un fattore di rischio cardiovascolare, l’insulino resistenza/iperinsulinemia (IR/Iperins), fisiopatologicamente connesso con i precedenti, che è tuttora scarsamente preso in considerazione. La IR/Iperins, infatti, pur ampiamente riconosciuta già da molti anni come meccanismo fisiopatologica mente dannoso per l’organismo, non viene ricercato, e prontamente e adeguatamente trattato, come avviene per gli altri riconosciuti fattori di rischio cardiovascolare.
Si stima che l’insulino resistenza sia diffusa in tutto il mondo con una prevalenza che può arrivare fino al 51% della popolazione generale, con valori più alti per i paesi sviluppati e/o in via di sviluppo [2].
Resistenza all’insulina/iperinsulinemia
Si parla di IR quando le cellule dell'organismo diminuiscono la loro sensibilità all'insulina. Di conseguenza, l'azione dell'insulina nella regolazione della glicemia è ridotta rispetto alla norma e, per effetto di questa alterazione, si genera una condizione di iperinsulinemia compensatoria: cioè le cellule non internalizzano il glucosio perché non rispondono normalmente all'insulina e, quindi, il pancreas secerne più insulina per mantenere normali livelli di zucchero nel sangue [3,4]. Pertanto, l'iperinsulinemia è una caratteristica rilevante e costante dell'IR. Con il passare del tempo (anni), il meccanismo compensatorio diventerà inefficiente conducendo al diabete conclamato [3,4].
Le cause di IR sono molteplici: sovrappeso e obesità (in particolare viscerale ); sedentarietà; dieta sbilanciata; stress cronico; uso prolungato di farmaci diabetogeni; cause genetiche; etc. I sintomi e i segni sono scarsi e aspecifici (sonnolenza e stanchezza, aumento dell'appetito, difficoltà di concentrazione, tendenza ad ingrassare, adiposità prevalentemente addominale, elevati livelli di colesterolo LDL, elevati livelli di trigliceridi a digiuno, tendenza all'ipertensione arteriosa, steatosi epatica, etc.) [3,4,6]. Nella pratica clinica a fine di screening, sono utilizzati due indici di facile esecuzione 1. L'indice di valutazione del modello omeostatico (HOMA-IR); 2. L'indice trigliceridi-glucosio (TyG). Il primo si basa sul dosaggio simultaneo di insulina e glicemia a digiuno [HOMA-IR= (glucosio mmol/L x insulina mU/L)/22,5], ed il suo valore normale negli adulti è compreso tra 0,23 e 2,5. Il TyG viene calcolato facendo prima il logaritmo del prodotto dei trigliceridi e del glucosio a digiuno, e quindi dividendo per 2 [TyG=log(trigliceridi x glucosio)/2]. Il valore normale è inferiore a 4,5 [7,8]. Nel trattamento della IR/Iperins, la modifica dello stile di vita è la scelta raccomandata, per quanto l’esperienza clinica ci abbia dimostrato la scarsa compliance del paziente nel lungo termine. L’assenza di farmaci autorizzati e la scarsa tolleranza per quelli utilizzati off label, suggerisce di intervenire con sostanze di provata efficacia, che possano determinare una correzione della insulino resistenza e una riduzione dei livelli di insulina circolante. La pronta identificazione e correzione di questo fattore di rischio è fondamentale per scongiurare gravi danni futuri al sistema cardiovascolare.
Prof. Serafino Fazio
Dr. Flora Affuso
References
Fra le priorità: il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, l’inserimento nei LEA, la piena attuazione dell’obesità nel Piano Nazionale della Cronicità e il potenziamento della prevenzione
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