
Feriozzi (Belcolle): "Terapia fatta in tempo e in modo appropriato può cambiare decorso, attenzione al sale"
Chi è colpito da lupus eritematoso sistemico - 27mila italiani, il 90% donne - può sviluppare anche un'infiammazione dei reni, la nefrite lupica. "Succede nel 24% dei casi, per un totale di oltre 6.600 casi e più di 350 nuove diagnosi l'anno. Si tratta di una malattia renale di cui non sono ancora del tutto chiare le cause". Lo ha sottolineato Sandro Feriozzi, direttore Uo Nefrologia ed Emodialisi ospedale Belcolle di Viterbo, intervenendo alla conferenza stampa 'Nefrite lupica - Nuove opportunità terapeutiche per i pazienti', che si è tenuta oggi a Roma (Palazzo Ferrajoli).
"Le alterazioni del sistema immunitario, provocate dal lupus - ha spiegato lo specialista - possono attaccare anche i 'filtri' del nostro organismo. I pazienti presentano un alto rischio di recidive che determinano ulteriori danni ai reni e di conseguenza anche una pericolosa progressione a malattia renale cronica.
Essendo la nefrite lupica una malattia renale, l'esperto mette in guarda sul consumo di sale. "Per i reni il banale sale da cucina, il clorulo di sodio, è un veleno - ha avvertito Feriozzi - Ed essendo contenuto negli alimenti, quel poco che c'è può bastare. Ma per la salute dei nostri reni è consigliabile mantenere il peso ponderale, praticare attività fisica, un toccasana anche per cuore, polmoni e apparato muscoloscheletrico".
Sviluppato al Karolinska, lo strumento usa grandi database clinici per individuare il rischio renale anche con valori apparentemente normali.
Il Centro trapianti del San Matteo di Pavia ha eseguito dieci interventi renali in breve tempo, con un caso complesso di doppio trapianto.
Un uomo ha donato un rene ad una sconosciuta in lista d’attesa, questa è la decima donazione in dieci anni.
Lo rivela uno studio sulla rivista Lancet, condotto tra ersity of Washington, the New York University Grossman School of Medicine, University of Glasgow
In occasione della Giornata Mondiale del Rene appello per garantire su tutto il territorio la terapia nutrizionale che può ritardare la dialisi.
Sviluppato al Karolinska, lo strumento usa grandi database clinici per individuare il rischio renale anche con valori apparentemente normali.
Un uomo ha donato un rene ad una sconosciuta in lista d’attesa, questa è la decima donazione in dieci anni.
Commenti