
Tra i fattori di rischio più comuni figurano scarsa idratazione, diete ricche di proteine animali e sale, obesità, familiarità e alcune malattie metaboliche
Due giornate (25 e 26 settembre), al Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, per formare i chirurghi su una malattia complessa e non sempre di facile risoluzione: la calcolosi dell’apparato urinario. L’iniziativa si propone come una vera e propria masterclass rivolta a urologi in formazione e a specialisti che desiderano approfondire conoscenze ed esperienze sul tema. La calcolosi urinaria, che tutti conosciamo sotto il nome di calcoli renali, è una delle patologie urologiche più diffuse. Basti pensare che colpisce circa il 10-12% della popolazione nel corso della vita, con un’incidenza maggiore negli uomini, e tende a recidivare: un paziente su due, infatti, può sviluppare nuovi calcoli entro 5-10 anni. In Campania, tra i ricoveri in pronto soccorso legati a patologie urologiche oltre il 50% riguarda la calcolosi urinaria, con un impatto rilevante sia in termini clinici sia organizzativi.
Negli ultimi anni la tecnologia ha rivoluzionato le possibilità terapeutiche grazie a nuovi strumenti endoscopici mininvasivi. Diverse le innovazioni che troveranno spazio durante la masterclass di Pozzuoli: dai laser di ultima generazione, più compatti e potenti, che consentono di frammentare i calcoli in modo sicuro ed efficace agli ureteroscopi flessibili monouso con visione digitale, capaci di raggiungere qualsiasi sede del rene, riducendo il rischio di contaminazioni e infezioni. Ma anche sistemi avanzati per il monitoraggio delle pressioni intrarenali in tempo reale, fondamentali per la sicurezza intraoperatoria. «Questi strumenti non solo migliorano l’efficacia dell’intervento – spiega il professor Giovanni di Lauro, direttore dell’UOC di Urologia del Santa Maria delle Grazie – ma permettono anche di garantire una maggiore tutela per il paziente, riducendo i tempi di degenza e favorendo un recupero più rapido». L’evoluzione tecnologica ha portato a strumenti sempre più piccoli e sofisticati, capaci di assicurare precisione, mininvasività ed efficacia, minimizzando le complicanze. Il corso di Pozzuoli rappresenta quindi un’occasione formativa di alto livello, con l’obiettivo di completare, approfondire e aggiornare le conoscenze su una patologia che continua a essere tra le più frequenti cause di accesso ai pronto soccorso e che, grazie alla ricerca e all’innovazione, può oggi essere trattata con approcci sempre più sicuri e personalizzati.
Sviluppato al Karolinska, lo strumento usa grandi database clinici per individuare il rischio renale anche con valori apparentemente normali.
Lo rivela uno studio sulla rivista Lancet, condotto tra ersity of Washington, the New York University Grossman School of Medicine, University of Glasgow
Ogni anno, per offrire quest’opzione di cura a circa 20.000 pazienti italiani, vengono spesi 32 milioni di euro, 8 dei quali a carico degli stessi pazienti
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