
Un nuovo studio coorte pubblicato sulla rivista Jama Network Open forniscono ulteriori evidenze sul ruolo protettivo della metformian contro la demenza di nuova insorgenza negli anziani con diabete. Negli Stati Uniti il diabete di tipo 2 si manifesta in una percentuale crescente di persone con più di 65 anni ed è associato a un aumento del rischio di demenza. Approvata nel 1995, la metformina è stata la terapia di prima linea preferita per il diabete di tipo 2 dal 2006. Il trattamento con metformina riduce l'incidenza delle complicanze del diabete e della mortalità correlata al diabete e per tutte le cause.
Il farmaco può anche ridurre il rischio di demenza migliorando il controllo del glucosio o attraverso meccanismi non correlati al diabete, inclusa la proteina chinasi attivata dall’AMP (che agisce da sensore energetico e può innescare il passaggio da uno stato di anabolismo e accumulo di riserve energetiche a uno stato di catabolismo e produzione di energia) o mediante l'inibizione dell'aromatasi, che può essere associata a una pressione sanguigna più bassa.
Precedenti studi clinici randomizzati hanno scoperto che il trattamento con metformina ha migliorato le capacità cognitive e ridotto il rischio di demenza nelle persone con diabete di tipo 2, ma ciò potrebbe riflettere i benefici cognitivi dell’abbassamento del glucosio indipendentemente dall’agente utilizzato, hanno scritto i ricercatori. Questo nuovo studio ha coinvolto oltre 12mila pazienti che hanno interrotto precocemente la terapia con metformina dal database del sistema sanitario Kaiser Permanente Northern California, definiti come soggetti diabetici che hanno smesso di assumere il farmaco senza una precedente storia di anomalie della funzionalità renale. Il 46,2% del campione era composto da donne con un'età media di 59,4 anni all'inizio della prima prescrizione di metformina. Circa il 63% dei partecipanti era di etnia bianca, il 14,9% ispanico, il 13,4% asiatico e l'8,2% nero.
Questi pazienti sono stati confrontati con più di 29mila utilizzatori di routine, che continuavano il trattamento con metformina all'età in cui il primo gruppo aveva interrotto precocemente la terapia. I due gruppi erano comparabili in termini demografici. Il livello medio di HbA1c al basale era 8 e 7,7 rispettivamente per i soggetti che hanno terminato precocemente il trattamento e per gli utilizzatori di routine. Tutti i pazienti erano nati prima del 1955. Rispetto agli utilizzatori abituali di metformina, quanti ne interrompevano precocemente l’assunzione per ragioni diverse dalla disfunzione renale presentavano un rischio maggiore del 21% di sviluppare demenza (HR 1,21), hanno rilevato i ricercatori della Boston University guidati dall’autore senior Sarah Ackley.




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