
"La mancata presentazione ed approvazione dei progetti comporta lo stop all'erogazione della quota residua del 30 per cento ed il recupero dell’anticipazione del 70 per cento già erogata"
Arriverà un fiume di denaro per la sanità, ma ad una condizione: ovvero lo Stato anticipa subito più della metà delle risorse per la realizzazione dei progetti finalizzati all’attuazione del Piano sanitario nazionale mentre il restante verrà erogata solo dopo la verifica del livello di attuazione delle opere che ciascuna Regione, di volta in volta, dovrà rendicontare a partire dal prossimo aprile. Lo stabilisce l’intesa tra Conferenza Stato-Regioni, Cipess, governo e ministero della Salute: il provvedimento è stato già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L’importo complessivo delle somme vincolate, a tutto il 2023, è di 1,5 miliardi; l’anticipazione garantita alle Regioni ammonta dunque a 794,178 milioni. Il criterio alla base del riparto è tarato sulla popolazione residente al primo gennaio del 2022. Il restante importo di 705,821 milioni resta pertanto a disposizione delle specifiche finalità relative al completamento dei progetti regionali. Il pieno di fondi lo fa la Lombardia con oltre 20 miliardi, seguita da Lazio, Campania, Veneto e Sicilia. Ma resta l'incognita della spesa.
Gli obiettivi
L’acquisto di medicinali (in particolare quelli sperimentali e innovativi), la dotazione di apparecchiature, il finanziamento di attività di ricerca e formazione, il potenziamento delle infrastrutture digitali per meglio gestire lo scorrimento delle liste di attesa, il ristoro di anticipazioni finanziarie spese durante l’emergenza Covid, gli interventi strutturali per l’efficientamento energetico dei presidi ospedalieri e assistenziali. Per effetto del riparto la Lombardia si aggiudica 150,2 milioni, il Lazio 86,3, il Veneto 73,2, 64,3 milioni vanno al Piemonte.
Il Ssn
Assegnate anche le disponibilità finanziarie per le attività legate alle prestazioni del Sistema sanitario nazionale. Il fabbisogno sanitario nazionale standard è ripartito sulla base dei seguenti criteri: popolazione residente, frequenza dei consumi sanitari per età, tassi di mortalità della popolazione con età inferiore a 75 anni, dato complessivo risultante dagli indicatori utilizzati per definire particolari situazioni territoriali che impattano sui bisogni sanitari. Nell’ammontare delle rimesse statali rientra la copertura di tutti i costi relativi ai Lea (livelli essenziali di assistenza). L’importo complessivo rideterminato per tutto il 2023 è di 123,8 miliardi di euro. Di questi, come detto, 20,6 vanno alla Lombardia, 11,8 al Lazio, 10,1 al Veneto, 10 alla Sicilia, 9,1 al Piemonte. Il quadro complessivo dei finanziamenti prende anche in esame la bilancia attivi-passivi relativa alla mobilità esterna (i pazienti che vanno a curarsi altrove) sia inter-regionale sia internazionale. E dunque il Lazio perde 170,9 milioni (a favore di altre regioni) e 6,1 milioni per pagare le spese di pazienti che sono andati a curarsi all’estero.
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