Canali Minisiti ECM

Favo, dopo un anno il Piano oncologico nazionale non è operativo

Sanità pubblica Redazione DottNet | 16/05/2024 10:44

"Le 125 pagine del documento, che dovrebbe rappresentare la guida istituzionale di riferimento per la strategia di controllo dei tumori in Italia, sono totalmente disattese"

Il Piano Oncologico Nazionale (Pon) 2023-2027, a distanza ormai di un anno dalla sua approvazione, "non è operativo. Le 125 pagine del documento, che dovrebbe rappresentare la guida istituzionale di riferimento per la strategia di controllo dei tumori in Italia, sono totalmente disattese". Lo evidenzia il 16/mo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato nell'ambito della XIX Giornata nazionale del malato oncologico, promossa da Favo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e dalle centinaia di Associazioni federate.

Il Rapporto contiene anche precise richieste: istituire una Cabina di regia nazionale per monitorare l'attuazione del Pon e lavorare con urgenza su quattro priorità, ovvero l'implementazione delle Reti Oncologiche Regionali, la realizzazione e diffusione dei Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali strettamente connessi alle Reti, la programmazione e valorizzazione del personale del servizio sanitario (entro il 2025 è previsto un ammanco di oltre 43.000 specialisti) e l'ativazione della Rete Nazionale Tumori Rari. 

pubblicità

"È sotto gli occhi di tutti che, per la sanità pubblica, è venuto meno l'universalismo delle prestazioni, penalizzando particolarmente le persone socialmente più fragili - spiega Francesco De Lorenzo, presidente Favo -. La crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale può infatti essere misurata con i livelli di diseguaglianza. È sempre più netta la distinzione tra cittadini che possono curarsi, ma con risorse proprie, e coloro che invece sono costretti a rinunciarvi. Per finanziare la sanità è necessaria una forte e condivisa volontà politica".

Il Piano punta alla "piena realizzazione in tutte le Regioni delle Reti oncologiche, per favorire un'assistenza sempre più integrata tra l'ospedale e il territorio, implementare la digitalizzazione e valorizzare il ruolo di medici di medicina generale - spiega Francesco Perrone, presidente Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Si tratta di un imprescindibile modello organizzativo che garantisce la migliore presa in carico dei pazienti. Tutto questo richiede un'importante e trasparente attività di coordinamento, grazie alla collaborazione tra Istituzioni, società scientifiche e associazioni dei Pazienti".

Commenti

Rispondi

I Correlati

Via libera alla Camera all’emendamento Cattoi: telemedicina estesa ai pazienti oncologici. Ora il passaggio al Senato

Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.

Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio: aumenta la spesa privata e triplicano gli iscritti ai fondi sanitari, con effetti sull’equità del sistema.

Secondo dati diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, la procedura farmacologica sfiora il 60%. Persistono forti differenze territoriali e limiti organizzativi.

Ti potrebbero interessare

Assoutenti rilancia la proposta di Conf Salute: disomogeneità territoriali, contenziosi e incertezza sui LEA spingono verso un intervento nazionale su rette e quote

Un documento di consenso firmato da società scientifiche, istituzioni e stakeholder rilancia il tema della governance dei dati: interoperabilità, canali sicuri e integrazione ospedale-territorio restano temi aperti

Ministero, Istat e CoGeaps integrano i dati sugli specialisti. Non solo fotografia: base per decidere fabbisogni e borse di specializzazione

Audizione in Senato sul ddl 1825. Il sindacato dei medici: rischio frammentazione e pressione su ospedali e pronto soccorso

Ultime News

Più letti