Previdenza
Previdenza
Canali Minisiti ECM

Dal 2025 le pensioni subiranno un taglio per la Legge Fornero. Ecco come

Previdenza Redazione DottNet | 13/06/2024 18:56

Il taglio si farà sentire per chi lascerà il lavoro dal gennaio 2025 grazie al meccanismo che adegua i criteri di calcolo dell’assegno ogni biennio sulla base delle aspettative di vita

Dal prossimo anno le pensioni subiranno un taglio. Gli effetti della Legge Fornero si faranno sentire per chi lascerà il lavoro dal gennaio 2025 grazie al  meccanismo che adegua i criteri di calcolo dell’assegno ogni biennio sulla base delle aspettative di vita. Il sistema fu introdotto nel 1996 dalla Legge Dini con l'obietivo di rivedere al ribasso il coefficiente di trasformazione, ossia quel parametro utilizzato per tradurre in importo di pensione l’ammontare dei contributi versati. L’unica eccezione è stata rappresentata dal biennio attualmente in corso (2023-2024), quando i coefficienti di trasformazione sono stati incrementati per effetto della riduzione delle speranze di vita causata dallo scoppio della pandemia.

Vediamo chi ne subirà le conseguenze: per chi è già in pensione non sono previste riduzioni dell’importo: anzi, stando alle ultime indiscrezioni sul tasso di inflazione stimato, a inizio 2025 dovrebbe esserci un incremento dell’1,6% per chi ha una pensione il cui importo non supera di 4 volte il trattamento minimo, più basso (sulla base delle percentuali che il governo Meloni dovrebbe ufficializzare in legge di Bilancio) per chi sta sopra questa soglia.

pubblicità

Al contrario chi invece matura nel 2025 i requisiti per andare in pensione subirà una decurtazione per le conseguenze della ripresa delle aspettative di vita che dopo la parentesi Covid sono tornate a crescere. Per loro, infatti, ci sarà una pensione “tagliata” rispetto a chi, a parità di contributi, è andato in pensione negli ultimi due anni. E sarà lo stesso anche nei successivi bienni. Ovvero ogni due anni andare in pensione sarà sempre meno conveniente. È il “prezzo” Fornero da pagare, necessario però per garantire sostenibilità nel lungo periodo, quando il costo delle pensioni è destinato a crescere.

Il meccanismo è tutto sommato semplice. A seguito della riforma Fornero del 2011, a partire dal 2021 i cosiddetti coefficienti di trasformazione vengono aggiornati ogni due anni, tenendo conto degli adeguamenti alle speranze di vita. Così come l’età pensionabile, infatti, anche il coefficiente utilizzato per trasformare i contributi versati in pensione tiene conto delle aspettative di vita. Laddove queste dovessero aumentare sarebbe anche maggiore il periodo in cui si percepisce la pensione e per questo motivo, al fine di garantire sostenibilità al sistema previdenziale, viene riconosciuto a parità di contributi un assegno più basso.

Viceversa, nel caso in cui le aspettative di vita dovessero scendere, allora i coefficienti di trasformazione sarebbero più convenienti, rendendo maggiormente favorevole l’accesso alla pensione in quello specifico biennio.

Dalla riforma Fornero a oggi i coefficienti sono stati rivisti più volte (2013, 2016, 2019, 2021 e 2023) e in tutti i casi c’è stato un peggioramento visto il rialzo delle aspettative di vita. L’unica eccezione è stata rappresentata dall’ultimo biennio (2023-2024), dove sui coefficienti di trasformazione è stato registrato “l’effetto Covid”. A causa della pandemia, infatti, c’è stato un crollo nelle speranze di vita, il che per la prima volta ha comportato un rialzo nei coefficienti.

Chi quindi è andato in pensione nel biennio 2021-2022 ha visto la pensione calcolata con un sistema meno conveniente rispetto a quello utilizzato nel biennio successivo. Ecco una tabella che mette in risalto l’impatto che il coefficiente di trasformazione ha sull’importo (annuo e lordo) di pensione, confrontando i valori degli ultimi due bienni. Per semplicità di calcolo abbiamo utilizzato un montante contributivo di 200 mila euro.

ETÀ COEFFICIENTE 2021-2022 COEFFICIENTE 2023-2024 IMPORTO PENSIONE 2021-2022 IMPORTO PENSIONE 2023-2024
57 4,186% 4,270% 8.372 euro 8.540 euro
58 4,289% 4,378% 8.578 euro 8.756 euro
59 4,399% 4,493% 8.798 euro 8.986 euro
60 4,515% 4,615% 9.030 euro 9.230 euro
61 4,639% 4,744% 9.278 euro 9.488 euro
62 4,770% 4,882% 9.540 euro 9.764 euro
63 4,910% 5,028% 9.820 euro 10.056 euro
64 5,060% 5,184% 10.120 euro 10.368 euro
65 5,220% 5,352% 10.440 euro 10.704 euro
66 5,391% 5,531% 10.782 euro 11.062 euro
67 5,575% 5,723% 11.150 euro 11.446 euro
68 5,772% 5,931% 11.544 euro 11.862 euro
69 5,985% 6,154% 11.970 euro 12.308 euro
70 6,215% 6,395% 12.430 euro 12.790 euro
71 6,466% 6,655% 12.932 euro 13.310 euro

Più si va in pensione tardi, quindi, e più il confronto tra i due coefficienti di trasformazione si fa più rilevante. Se ad esempio si guarda al pensionamento all’età di 67 anni (pensione di vecchiaia), nell’ultimo biennio il miglior coefficiente ha assicurato (a parità di montante contributivo di 200 euro) un incremento annuo di circa 300 euro, mentre a 71 anni la differenza sfiora i 380 euro.

Il prossimo aggiornamento dei coefficienti di trasformazione è in programma l’1 gennaio prossimo. Per quanto l’ufficialità arriverà solo nei prossimi mesi, i segnali che ci arrivano non sembrano lasciare spazio ai dubbi con un nuovo ribasso dei coefficienti di trasformazione che dovrebbero attestarsi tra un valore intermedio tra quelli registrati negli ultimi due bienni. Svanito, dunque, l’effetto Covid, la speranza di vita è tornata ad aumentare, tant’è che nel 2023 si è attestata a 83,10 anni, con un incremento di circa 6 mesi rispetto al 2022. In pochi anni è stata recuperata quasi del tutto la perdita dovuta alla pandemia: basti pensare, infatti, che nel 2019 la speranza di vita in Italia era di 83,2 anni.

Ad aumentare è anche l’aspettativa di vita dopo i 65 anni, aumentata a 10,6 anni rispetto ai 10 anni del 2022. Tutte voci che da sole non sono state sufficienti per registrare un incremento dell’età pensionabile (rimandato al 2027) ma che invece basteranno ad abbassare i coefficienti di trasformazione rendendo meno conveniente l’accesso alla pensione a partire dal prossimo anno. Ecco perché a chi soddisfa i requisiti per farlo già nel 2024 gli conviene non rimandare questo momento, beneficiando del vantaggio assicurato dagli attuali coefficienti che garantiscono il miglior risultato possibile nella conversione dei contributi in pensione.

Commenti

Rispondi
Rispondi
Rispondi
Rispondi

I Correlati

L’Inps con la Circolare n. 69 del 29 maggio 2024, ha fornito tutte le indicazioni per l’applicazione del nuovo istituto del riscatto di periodi non coperti da contribuzione, reintrodotto nell’ordinamento dalla Legge 30 dicembre 2023, n. 213

Consegnati nel complesso dell’Università Federico II i diplomi agli studenti della prima edizione dell’Academy italiana del Pharma finanziata con oltre 2 milioni di euro dal Centro Nazionale di Ricerca

I controlli sulle Asl restino alle Regioni ma che in caso di inadempienze si attivi il potere sostitutivo dello Stato. Smi: superare il tetto di spesa sul personale medico

In Italia atteso 1 milione di ultranovantenni nei prossimi 3 anni. Tra 20 anni gli anziani sfioreranno i 19 milioni, un terzo saranno over-65 soli e a rischio di isolamento

Ti potrebbero interessare

L’Inps con la Circolare n. 69 del 29 maggio 2024, ha fornito tutte le indicazioni per l’applicazione del nuovo istituto del riscatto di periodi non coperti da contribuzione, reintrodotto nell’ordinamento dalla Legge 30 dicembre 2023, n. 213

L'Ente ha spostato dal 31 luglio al 6 settembre il termine per la dichiarazione dei redditi libero-professionali (modello D) ai fini previdenziali

La proposta per ora più accrediata prevede di innalzare i requisiti per la pensione di vecchiaia, stabilendo un minimo di 25 anni di contributi anziché i 20 attuali, e di razionalizzare i pensionamenti per i lavori gravosi

Arrivano le istruzioni INPS sulle nuove aliquote di rendimento introdotte dalla Legge di Bilancio 2024 per le pensioni di medici, infermieri e altre categorie di lavoratori e lavoratrici