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Crea Sanità: ecco gli effetti dell'Autonomia differenziata sulle Regioni. Chi guadagna e chi perde

Oggi l'Italia è divisa in due, con 11 Regioni promosse, 6 rimandate, 4 bocciate. Cure insufficienti per 26 milioni di cittadini
Sanità pubblica

Crea Sanità rivela quali saranno  gli effetti dell’Autonomia differenziata in sanità (clicca qui per le novità della Legge approvata definitivamente il 19 giugno)  quando sarà concessa a una o più Regioni, in base alla nuova Legge. Al fine di sperimentare l’implementazione del metodo, sono state calcolate e poi comparate, per il periodo 2017- 2022, le dinamiche su dieci indicatori scelti dal panel di esperti in gruppi di Regioni:
-il gruppo delle Province/Regioni autonome o a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige con Trento e Bolzano) verso le altre;
- il gruppo di Regioni in Piano di rientro (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sicilia) nei confronti delle altre Regioni;
- il gruppo delle Regioni che hanno richiesto l’autonomia differenziata nel 2017 (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) verso le altre.
I risultati sono stati aggregati in aree «cumulate» di miglioramento e peggioramento e sintetizzati, per ogni gruppo di Regioni proposte per il confronto, in un indice numerico: l’«Indice sintetico ponderato». Il valore «0» indica una complessiva compensazione fra i miglioramenti e i peggioramenti regionali, il valore «1» un miglioramento per tutte le Regioni del gruppo e il valore «-1» un loro peggioramento.
Secondo gli autori del Rapporto, nel complesso, nel periodo 2017- 2022 la dinamica nelle Province/Regioni Autonome o a Statuto speciale è stata (legger­mente) peggiore rispetto al gruppo delle altre (l’Indice sintetico ponderato è di 0,38 e 0,40 per le altre).

Nel secondo confronto, le Regioni in Piano di rientro registrano un Indice pari a 0,44, verso lo 0,37 delle altre, quindi la dinamica, nel complesso, è migliore che nel gruppo delle altre. Nel terzo confronto, le Regioni che hanno chiesto l’autonomia differenziata (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto) registrano un Indice sintetico ponderato pari a 0,36 verso lo 0,40 delle altre, quindi con performance leggermente peggiori rispetto al gruppo delle altre Regioni. Secondo i ricercatori di Crea Sanità, il sistema di monitoraggio e valutazione, in attesa che si chiariscano i termini di acces­so all’autonomia differenziata, può rappresentare in prospettiva un supporto alla programmazione socio-sanitaria, fornendo indicazioni sia rispetto agli effetti e all’impatto di eventuali mo­difiche istituzionali, sia sugli eventuali ambiti di azione, nei diversi livelli di governan­ce: nazionale, regionale, locale.

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Intanto, il 55 per cento degli italiani vive in Regioni con risultati soddisfacenti per la tutela della salute, ma per il 45 per cento non è così. Promosse con buoni «voti» le Regioni Veneto, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano e Toscana - dove vivono oltre 13,3 milioni di abitanti -; promosse con la «sufficienza» Friuli Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento, Emilia Romagna, Liguria, Valle d’Aosta, Marche e Lombardia (in queste Regioni vivono 19,3 milioni di persone); «rimandate» Sardegna, Campania, Lazio, Umbria, Abruzzo e Puglia (complessivamente 18,9 milioni di abitanti); «bocciate»: Sicilia, Molise, Basilicata e Calabria, Regioni in cui vivono circa 7,5 milioni di persone. È la fotografia di un Paese diviso in due, col solito divario tra Nord e Sud, quella scattata nel Rapporto 2024 «Opportunità di tutela della Salute: le Performance regionali» di Crea Sanità -Centro per la ricerca economica applicata in sanità. Lo studio, presentato oggi a Roma, è stato condotto da un centinaio di esperti, in base a una serie di indicatori. Quest’anno è stato ideato anche un sistema di monitoraggio «dinamico» degli effetti futuri dell’autonomia differenziata in Sanità, basandosi su un sottogruppo di indicatori di performance selezionati dal panel.

Lo studio e gli indicatori 

Lo studio di Crea Sanità, che si avvale del lavoro di ricercatori e docenti universitari in vari ambiti - dall'economia al diritto, dall'epidemiologia alla statistica medica e all'ingegneria biomedica -, è stato condotto da oltre cento esperti raggruppati in un panel diviso in cinque gruppi: istituzioni, management aziendale, professioni sanitarie, utenti, industria medicale.
Sono stati valutati gli aspetti sanitari, sociali, economici, di innovazione e di equità dell’assistenza, in base a 20 indicatori.
In particolare:
- per l’appropriatezza gli indicatori analizzati sono stati la percentuale di accessi al Pronto soccorso nei giorni feriali dalle ore 8 alle 20 di adulti con codice di dimissione bianco/verde, il tasso di anziani trattati in Adi-assistenza domiciliare integrata; la percentuale di adesione alla prevenzione vaccinale nei bambini e negli anziani e agli screening, il tasso di ospedalizzazione (evitabile) per malattie croniche;
- per l’equità sono state analizzate la quota di mobilità passiva effettiva per Drg a bassa e media complessità (prestazioni e interventi che, almeno in teoria, la Regione deve garantire, e per i quali, quindi, non sarebbe necessario spostarsi), la percentuale di prestazioni specialistiche -visite ed esami - con priorità «B» eseguiti nei tempi previsti ovvero entro 10 giorni, la quota di persone che rinuncia a prestazioni sanitarie (per motivi economici, lunghe liste d’attesa, orari scomodi ecc);
- per gli esiti gli indicatori analizzati sono stati l’indice di salute mentale, la percentuale di popolazione che adotta stili di vita corretti, la mortalità per infarto miocardico acuto a 30 giorni dal ricovero, la speranza di vita degli over 65enni senza limitazioni funzionali;
- per l’innovazione si è tenuto conto della percentuale di attuazione del fascicolo sanitario elettronico, dell’indice di implementazione della Rete oncologica e della quota di interventi eseguiti con tecniche mininvasive;
- per la dimensione economico-finanziaria sono state analizzate la spesa sanitaria totale pro capite standardizzata, l’incidenza della spesa per consumi sanitari privati delle famiglie sui consumi totali, la spesa sanitaria pubblica pro capite e il gap rispetto alla media nell’Unione europea;
- per la dimensione sociale si è tenuto conto del tasso di over 75enni non autosufficienti in trattamento socio-sanitario residenziale, della percentuale di persone fragili o a rischio (anziani e poveri) che ricevono interventi per l’integrazione sociale e del tasso di persone anziane e/o con disabilità che ricevono assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari.

La pagella

Fatto 100% il risul­tato massimo raggiungibile, la valutazione delle performance regionali, in tema di opportunità di tutela della salute offerta ai propri cittadini, oscilla da un massimo del 60% a un minimo del 26%. In base a questi criteri, il risultato migliore lo ha ottenuto il Veneto e il peggiore la Calabria. Il risultato di quest’analisi dà la misura reale dell’efficacia dell’organizzazione e degli esiti dell’assistenza sociosanitaria, e, secondo gli autori dello studio, permetterà anche di monitorare gli effetti dell’applicazione dell’autonomia differenziata dal Nord al Sud del Paese.
Salute

Crea Sanità - Livelli di tutela regionali (migliori in verde, peggiori in rosso)

Permane il divario Nord-Sud, ma si riducono le distanze

Ma c’è anche una buona notizia: anche se permane il divario tra Regioni settentrionali e meridionali, tuttavia negli ultimi anni si è ridotta la distanza in termini di opportunità di tutela della salute tra Nord e Sud.Negli ultimi cinque anni, segnala il Rapporto di Crea Sanità, si è registrato un miglioramento del 46% della performance, che ha interessato tutte le aree geografiche e, in misura maggiore, le Regioni meridionali (+75,9% in media), a seguire le Regioni del Nord-Est (+44,9%), quelle del Nord-Ovest (+40,9%) e del Centro (+37,4%).
Nonostante ci siano margini di azioni per raggiungere il 100% del valore dell’indice di performance, si spiega nel Rapporto, «non sembra che le Regioni con performance migliori riescano a registrare significativi passi avanti: probabilmente a indicare l’esistenza di limiti strutturali nell’attuale assetto del sistema sanitario».

Sanità pubblica
Commenti
LG
Luciano Grasso
ITalia spaccata in 2 conn la questione meridionale da 200 anni e passa mai risosta perchè i mafiosi vivono e bivaccano al sud negli Ospedali nei policlinici frutto della stessa politica mafiosa punto
Rispondi
22/06/2024 09:28
1 Risposte
GZ
Gaetano Zenari
il già quasi indetto referendum non farà altro - a mio giudizio - che peggiorare la situazione. qualunque ne sia il risultato metterà in "ufficiale" evidenza le Regioni e le zone(anche al Nord) favorevoli o contrarie all'autonomia....
Rispondi
21/06/2024 20:54
GZ
Gaetano Zenari
buonasera
Rispondi
21/06/2024 20:49

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