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Trattamento di Fine Servizio per i dipendenti pubblici: Smi, Governo e INPS intervengano per assicurare l’erogazione in tempi rapidi

Sindacato Redazione DottNet | 30/07/2024 13:37

Protano: Si tratta di somme salariali che devono essere, seppur differite, considerate di proprietà del lavoratore, da riscuotere al momento del pensionamento

 "La Corte Costituzionale ha sancito, nel giugno scorso, con la sua sentenza n. 130  che il ritardo con cui viene erogato il Trattamento di Fine Servizio (TFS) ai dipendenti pubblici non trova alcuna giustificazione legittima ed è incompatibile con la Costituzione. La Corte Costituzionale ha rivolto, inoltre, un invito pressante al legislatore a rimuovere gradualmente tale differimento", spiega Manlio Protano del Consiglio Nazionale Sindacato Medici Italiani. "Si tratta di somme salariali che devono essere, seppur differite, considerate di proprietà del lavoratore, da riscuotere al momento del pensionamento. Ci chiediamo  a questo punto, cosa faccia il  Governo  su questa questione? Di fronte alla precisa e inconfutabile  indicazione della Corte Costituzionale, di provvedere alla liquidazione di queste somme del TFS ai lavoratori, non si vedono provvedimenti legislativi  per  tale scopo.

Non considerando che già ora i margini di un contezioso (ovviamente già gravoso per lo Stato, perché  carico di costi di causa perdente) renderebbero più ragionevole una soluzione concreta ed immediata", aggiunge Protano. .

"Viene ventilato, invece, come soluzione: la ridefinizione a maggior favore degli accordi con le banche convenzionate per l’anticipo fino a 45000 euro del TFS. Consideriamo inadeguato questo provvedimento. Il nocciolo duro della questione, a nostro avviso, è il differimento della liquidazione per l’intero valore (non certo di 45000 euro). I lavoratori, infatti,  hanno solo due possibilità: o aspettare anni (troppi,  cinque o più) per vedere arrivare i loro soldi (magari anche dopo i 70 anni) oppure ricorrono, con il consenso dell’ INPS, a prestiti bancari, cedendo il credito, alle banche erogatrici, dell’importo pari all'anticipo richiesto del TFS", precisa il sindacalista.

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"manovra ingiusta perchè i lavoratori devono pagare interessi per un prestito su quanto di loro diritto. Il TFS, infatti,  non deve  essere considerato di proprietà dell’ INPS, ma, va ribadito, è salario differito del lavoratore. Nell’erogazione del TFS, inoltre , si aggiungono  i ritardi dell’erogazione del TFS  oltre al differimento dello stesso) dovute alle carenze di personale INPS. A titolo di esempio in Lombardia solo la sede INPS di Como, in fortissima carenza di personale, deve provvedere alla gestione dei TFS di tutti i lavoratori  aventi diritto in Lombardia", oncalza Protano. .

"Per noi ormai la misura è colma. Per queste ragioni  facciamo due  semplici e concrete proposte alla DG Valeria Vittimberga, il nuovo direttore generale dell'Inps e al Governo, per evitare  l’avvio di  azioni legali di tutela in tutto il Paese: la riduzione fino ad un massimo di 18 mesi dalla data di pensionamento dei tempi per considerare liquidato completamente e totalmente il TFS e il  pagamento, in automatico e in accordo con le banche titolari della cessione del credito, di tutti gli interessi bancari del prestito a carico dell’INPS ( iniziando per coloro che hanno già in atto l’anticipazione ordinaria del TFS)", conclude Protano.

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