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Decreto Flussi, Amsi-Umem-Uniti per Unire: Con i professionisti stranieri, la nostra sanità continua a evitare chisure di reparti

Aodi: “Occorre riconoscimento ed iscrizione agli albi professionali duraturi. Non siamo tappabuchi, né soluzioni temporanee. Siamo una risorsa strategica che salva vite e sostiene il sistema sanitario italiano"
Sanità pubblica

Il Decreto Flussi approvato dal Senato proroga fino al 31 dicembre 2027 l’esercizio temporaneo in deroga per le qualifiche sanitarie conseguite all’estero, riconoscendo un ruolo cruciale ai medici e operatori di origine straniera. Tuttavia, come sottolinea il Prof. Aodi, presidente di Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, Umem  (Unione Medica Euromediterranea) e del Movimento Uniti per Unire, nonché membro registro esperti FNOMCEO e già 4 volte Consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma e docente all'università di Tor Vergata per fisioterapisti ed Infermieri, il problema non può essere risolto con misure temporanee: "Serve un riconoscimento duraturo dei titoli, una riforma che premi chi si sacrifica per lavorare in Italia, affrontando sfide economiche, salariali e strutturali".

La Crisi del Sistema e il Ruolo dei Medici Stranieri

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I professionisti della sanità stranieri rappresentano una colonna portante della sanità italiana, e hanno evitato il collasso di oltre 6.200 strutture sanitarie dal 2020 a oggi, principalmente in regioni quali Piemonte, Friuli, Calabria, Sardegna, Sicilia, Lombardia e Veneto. Secondo le stime dell’Amsi, coprono il 12% della forza lavoro sanitaria in Italia, includendo medici, infermieri e operatori socio-sanitari.

"Non bisogna guardare dal buco della serratura", ammonisce Aodi, "le carenze di personale sanitario sono un problema globale". Paesi del Golfo e altre nazioni europee attirano medici con condizioni più vantaggiose. "Venire oggi in Italia è un atto di sacrificio", osserva, citando crisi economica, medicina difensiva, aggressioni e carenze strutturali come barriere.

Le Proposte dell’Amsi

Amsi apprezza gli sforzi governativi, ma insiste su riforme strutturali. Serve affrontare temi come:

- Iscrizione agli albi professionali per tutti ed insegnamenti della lingua italiana per chi arriva dall'estero. 

- Semplificazione e riconoscimento stabile dei titoli.

- Tutele assicurative per i medici.

- Equità contrattuale per garantire stabilità lavorativa.

- Togliere obbligo della cittadinanza italiana per sostenere concorsi pubblici e di medicina generale. 

- Collaborazione tra tutti i professionisti della sanità italiani e di origine straniera 

"Dal Decreto Cura Italia in poi, grazie ai medici stranieri abbiamo evitato chiusure di pronto soccorso, ambulatori e persino la mancanza di medici di famiglia. Ma non possiamo essere professionisti di serie B". "Siamo pronti a collaborare a pieno, come abbiamo sempre fatto, con tutti gli attori della sanità, a partire dagli Ordini Professionali, passando per il Governo e la Conferenza Stato Regioni. Obiettivo comune di tutti deve essere quello di combattere la discriminazione e favorire l’integrazione dei professionisti di origine straniera, allo scopo di risolvere tutte le criticità. Per questo da parte nostra ecco l’ennesimo appello alla responsabilità anche nelle parole e negli interventi, per evitare discriminazioni e atteggiamenti che possono essere poco costruttivi", ribadisce con forza il Prof. Aodi. 

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