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Pazienti oncologici, dal Monaldi di Napoli un appello alla vaccinazione e una campagna di sensibilizzazione

L’oncologo Montesarchio: "Cure sempre più efficaci, ma si rischia per virus banali"
Oncologia

«I pazienti oncologici possono contare su cure che fino a qualche anno fa erano impensabili. Il paradosso è che questi pazienti poi rischiano grosso con le più comuni infezioni, a causa di una scarsa adesione alle vaccinazioni». A dirlo è Vincenzo Montesarchio, direttore dell’U.O.C. di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. Un allarme che si accompagna a un appello alla vaccinazione per i pazienti oncologici e per i caregiver e che parte dal Monaldi con la campagna “Perché VaccinarSI!”. L’iniziativa, che vede coinvolte come regioni pilota proprio la Campania e la Lombardia, è promossa dall’Associazione Pazienti La Lampada di Aladino ETS, realizzata con la sponsorizzazione incondizionata di GSK Vaccini e Pfizer. Per convincere i pazienti oncologici a non rischiare e a vaccinarsi è prevista la produzione di video in collaborazione con i medici di riferimento delle due strutture. I video saranno poi proiettati nelle sale d’attesa e in alcuni circuiti delle strutture ospedaliere coinvolte, insieme a materiali informativi per sensibilizzare proprio sul tema della vaccinazione del paziente oncologico. «Fare informazione su questo tema è essenziale — prosegue Montesarchio, che è anche membro del team scientifico dell’Associazione La Lampada di Aladino ETS — il personale medico del nostro Day Service Oncologico è il primo riferimento da cui il paziente può ricevere le giuste indicazioni sui vaccini, ma tutte le figure professionali che prendono in carico la persona con patologia tumorale».

Vaccinare i pazienti è cruciale anche per garantire la continuità dei trattamenti anticancro.

I dati del Rapporto “I numeri del cancro 2024” ci dicono che, in Italia, nel 2024 sono stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore, di cui 214.500 negli uomini e 175.600 nelle donne. Si tratta di numeri sostanzialmente stabili rispetto al biennio precedente — una tendenza senz’altro favorevole — a cui si accompagna un altro dato positivo: la mortalità per cancro nei giovani adulti (20-49 anni), in 15 anni (2006-2021), è diminuita del 21,4% nelle donne e del 28% negli uomini. Altro dato rilevante è che circa 3,7 milioni di persone vivono dopo la diagnosi di tumore, delle quali circa la metà è realmente guarita. Questi numeri dimostrano che le prospettive di cura sono nettamente migliorate per i quasi 400 mila italiani che ogni anno ricevono una diagnosi di tumore. «È importante che le persone siano informate — dice il direttore generale Anna Iervolino — vogliamo un sì alla vaccinazione sempre consapevole. Per questo aderiamo a questa campagna informativa e ci impegniamo affinché il nostro personale sia sempre molto proattivo nello spiegare l’utilità del vaccino, l’opportunità e la necessità per i pazienti che abbiamo in cura». Ma quando vaccinarsi? I medici non hanno dubbi: il momento giusto è subito, non appena viene posta la diagnosi di neoplasia, prima di iniziare il trattamento. Se questo non è possibile, sarà il team oncologico a valutare la tipologia di cura e lo stato di salute del paziente, programmando di conseguenza le vaccinazioni.

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«Vaccinazioni come l’antinfluenzale, l’antipneumococcica, l’anti-SARS-CoV-2, l’anti-Herpes zoster e quella contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), consigliate tanto ai malati quanto a chi vive a stretto contatto con loro, restano — per alcuni di questi vaccini — nell’area dell’esitazione vaccinale», spiega il dottor Francesco Maria Fusco, infettivologo del Cotugno che quotidianamente si prodiga per vaccinare i pazienti. «Un quadro che preoccupa, perché l’adesione alle vaccinazioni può fare la differenza nel ridurre le complicanze e migliorare la qualità della vita». Da qui la necessità di sensibilizzare in prima battuta i malati e, di conseguenza, i caregiver. «Purtroppo, ci sono ancora pazienti che esprimono timori riguardo al possibile impatto dei vaccini sul cancro o sui trattamenti antitumorali» dice Davide Petruzzelli, presidente dell’Associazione La Lampada di Aladino ETS. «Alcuni temono che le immunizzazioni possano interferire negativamente con un organismo già provato dalla malattia, ma in realtà va spiegato loro che la vaccinazione rappresenta un valido strumento per ridurre il rischio di infezioni prevenibili, migliorando la qualità della vita e aumentando la possibilità di proseguire senza interruzioni i trattamenti oncologici».

Oncologia
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