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Tumore della cervice, la sfida 2030: aumentare accesso allo screening e testare nuove tecnologie

In occasione della Giornata Internazionale per l'eliminazione del Tumore della cervice uterina del prossimo 17 novembre, Bruna Marini, ricercatrice e fondatrice di Ulisse Biomed, racconta a che punto siamo in Italia nella lotta al virus
Oncologia

Si stima che in Italia, ogni anno, si verifichino circa 3.500 nuovi casi di tumore della cervice e 1.500 decessi. La prevalenza di infezione da HPV tra le donne italiane in programmi di screening o durante i controlli ginecologici varia tra il 7-16%; questa aumenta al 35-54% nelle donne con diagnosi di citologia anormale e raggiunge il 96% in caso di displasia severa o oltre. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione del tumore della cervice uterina (17 novembre), la ricerca italiana sta elaborando nuove risposte per allinearsi all’obiettivo dichiarato dall’OMS: eliminare la malattia entro il 2030. 

Come spiega Bruna Marini, ricercatrice e fondatrice di Ulisse Biomed, healthcare biotech company che opera nei settori della diagnostica, della teranostica e della terapeutica, la chiave per debellare il carcinoma risiede oggi nella semplificazione e nell’accessibilità dello screening. Tra le tecnologie più avanzate ci sono la genotipizzazione dei ceppi ad alto rischio del virus Human papillomavirus (HPV) e i test in autoprelievo che migliorano le diagnosi. "Eliminare il tumore della cervice entro il 2030 è un obiettivo concreto: per questo la ricerca italiana sta puntando sempre più su soluzioni che combinino accuratezza diagnostica, facilità d’uso e personalizzazione. Un esempio sono i test molecolari, che permettono di identificare i ceppi di HPV più pericolosi e ridurre il ricorso a colposcopie inutili, limitando l’ansia delle pazienti e riducendo i costi per il Servizio Sanitario", dichiara Bruna Marini. "Purtroppo, però, in Italia oltre la metà delle donne invitate ai programmi di screening non partecipa: è quindi fondamentale rendere i test più accessibili, sperimentando anche l’auto-prelievo come strumento in grado di aumentare la percentuale di persone che si sottopone a screening". 

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Il tumore della cervice e la sua diffusione - Il carcinoma della cervice uterina è una delle forme tumorali più prevenibili. La sua causa principale è l’infezione persistente da Human papillomavirus (HPV): a livello globale circa l’80% della popolazione sessualmente attiva contrae HPV almeno una volta nella vita ed esistono oltre 200 varianti del virus, di cui 14 classificate "ad alto rischio" per la progressione verso il tumore cervicale. Tra gli strumenti essenziali di prevenzione, oltre allo screening, c’è la vaccinazione. Tuttavia, la copertura vaccinale in Italia è ancora lontana dall’obiettivo fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV), anche a causa di una scarsa percezione del rischio: l’HPV viene ancora percepito come un problema esclusivamente femminile, mentre le campagne di vaccinazione oggi includono anche i giovani maschi. Inoltre, a oggi, il vaccino protegge contro sette ceppi ad alto rischio, ma la ricerca continua a evolversi: gli studi più recenti si concentrano sull’identificazione di nuovi ceppi virali e sullo sviluppo di test diagnostici innovativi anche per altre forme di tumore correlate all’HPV, come quelli testa-collo, per i quali sono in fase di definizione specifici programmi di screening.

Lotta al tumore della cervice: il ruolo della ricerca in Italia - Fondi pubblici e privati stanno sostenendo la ricerca sul Papilloma Virus e lo sviluppo di test diagnostici sempre più rapidi, precisi e facili da utilizzare. Su circa duecento test molecolari oggi disponibili a livello globale, infatti, solo una dozzina è certificata per lo screening e ha superato estese validazioni cliniche. Di conseguenza, i laboratori italiani lavorano per migliorare l’efficacia dello screening, puntando su tecnologie molecolari capaci di rilevare con maggiore accuratezza il DNA dell’HPV, strumenti progettati per ridurre i falsi positivi e applicazioni basate sull’AI a supporto delle decisioni cliniche e per la personalizzazione dei protocolli di screening. Soluzioni e tecnologie per migliorare lo screening - Negli ultimi anni, in particolare lo screening per il tumore della cervice uterina ha compiuto un salto qualitativo grazie all’introduzione dei test molecolari per la ricerca del DNA dell’HPV, in grado di individuare i ceppi ad alto rischio con maggiore precisione rispetto al Pap test tradizionale. Una delle direzioni più promettenti è la genotipizzazione, che consente di identificare con esattezza i tipi di virus più pericolosi e quindi di personalizzare il percorso di prevenzione. Parallelamente, si sta diffondendo l’uso dell’auto-prelievo, una modalità che permette di superare barriere logistiche, culturali e psicologiche, aumentando la partecipazione ai programmi di screening. 

I test più sicuri sono quelli validati del Gruppo Italiano per lo Screening del Cervicocarcinoma (GISCi), tra cui quelli di Ulisse Biomed, che collabora con strutture sanitarie, laboratori privati e centri di ricerca per implementare soluzioni diagnostiche all’avanguardia, contribuendo a rendere la prevenzione più capillare e personalizzata. La healthcare company, ha sviluppato un test molecolare brevettato che analizza campioni provenienti da screening clinici ed è oggetto di pubblicazioni scientifiche e studi anche su campioni da auto-prelievo:  questo offre risultati accurati sulla presenza e il genotipo dell’HPV, consentendo analisi avanzate, riducendo il ricorso a procedure invasive e migliorando la gestione dei casi positivi. 

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