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Roma, ecco chi ha lo stipendio più alto: medici e notai al primo posto

Professione Redazione DottNet | 07/11/2025 18:46

Rapporto della Cisl con i dati dei Caf: le buste paga dei camici bianchi sfiorano i 100mila euro. Tra i lavoratori autonomi spiccano anche i farmacisti

In testa nelle buste paga dei romani ci sono i medici, con uno stipendio lordo annuo che sfiora i centomila euro. Poi, molto a distanza, ci sono i dipendenti delle banche (54 mila), dei settori industria ed energia (47 mila), della ricerca scientifica (42 mila), del settore universitario (37 mila), della pubblica amministrazione in genere (anch’essi a quota 37 mila).

Quindi i metalmeccanici (36 mila euro annui) e i lavoratori delle imprese attive nei settori chimico, farmaceutico e tessile (35 mila), trasporti e logistica (31 mila), quelli della scuola (27 mila), i postali (27 mila) e gli addetti di edilizia e costruzioni (25 mila). Mentre i pensionati si attestano su un reddito medio poco superiore ai 24 mila euro e gli “atipici” poco più sotto, ma con un grande divario tra uomini (27 mila) e donne (16 mila).

È quanto emerge dal rapporto realizzato sui dati dei Caf (centri di assistenza fiscale) elaborati dalla Cisl di Roma Capitale e Rieti sulle dichiarazioni dei redditi, presentate negli ultimi mesi e relative all’anno fiscale 2024, da parte di 60.625 contribuenti della Capitale e di oltre 96 mila dell’intera provincia. I redditi dei romani, rispetto all’anno precedente, sono cresciuti in media del 3,5 per cento, anche se va considerata l’inflazione, che riduce sensibilmente i miglioramenti sul fronte dei guadagni e quindi, del tenore di vita dei cittadini.

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La media degli introiti dichiarati, tra 30 e 31 mila euro l’anno, nasconde comunque diversi squilibri. Con le aree centrali, i quartieri ad alta densità professionale e i settori digitali o finanziari che corrono, mentre le periferie, i lavori manuali, i servizi e la ristorazione restano indietro. Gli under 30 in media guadagnano il 40 per cento in meno rispetto alla media generale. Le nuove generazioni, pur essendo generalmente più istruite, sono penalizzate dalla precarietà, con salari bassi e carriere discontinue. Al contrario, gli over 60 mantengono redditi stabili, grazie anche ai contratti di lunga durata firmati in passato e alle pensioni indicizzate. Proprio per questi i pensionati sono quelli che hanno visto il maggiore incremento medio (più 5,9 per cento). Dopo la pandemia, secondo gli autori del report, «Roma ha ripreso a camminare», ma non con lo stesso passo per tutti. In particolare «chi lavora nei settori digitali, nei servizi pubblici o nella consulenza ha visto nuove opportunità», mentre «chi vive di turismo, commercio o logistica, fatica ancora a rialzarsi». Insomma, chi possiede competenze aggiornate entra nei circuiti del nuovo lavoro qualificato, ma chi ne è privo rimane confinato in occupazioni a basso reddito.

LE PARTITE IVA
Storia a sé fanno i lavoratori autonomi. Qui i dati (ufficiali) sono riferiti all’anno prima. Ma delineano comunque una classifica che, nella Capitale, vede in testa alla classifica dei redditi medi annui dichiarati i notai (con circa 160 mila euro), seguiti da farmacisti (107 mila), medici di libera professione (80 mila), commercialisti (68 mila) e ingegneri (57 mila). In media, a Roma, un lavoratore a partita Iva non di “fascia alta” (come la maggior parte degli artigiani) viaggia tra i 20 mila e i 30 mila euro l’anno, mentre i professionisti ben avviati sono in gran parte nella fascia di reddito compresa tra i 50 mila e i 70 mila annui.

IL GAP
Resta il problema della disuguaglianza salariale tra uomini e donne. Il gap retributivo medio a Roma è dell’11,8 per cento, pari a circa 4.500 euro l’anno, ma può superare il 40 per cento tra lavoratori atipici e precari. In alcuni comparti, come commercio e turismo, le donne guadagnano oltre un quarto in meno rispetto agli uomini (meno 26,7 per cento). Nella scuola si registra quasi la parità (meno 0,8), mentre tra i medici il divario resta alto (meno 11 per cento). «Una donna, a Roma, rispetto a un uomo e soprattutto nel settore privato, guadagna in media il 30 per cento in meno - sottolinea Rosita Pelecca, segretaria generale Cisl di Roma Capitale e Rieti - Non si può più sottacere questo dato, si deve intervenire e deve essere messo al centro della nostra azione politica e sindacale». Secondo Pelecca servono «politiche per la famiglia che includano, c’è bisogno di mettere al centro la valorizzazione del lavoro femminile attraverso una contrattazione decentrata che dia più valore e anche l’opportunità e la possibilità di crescere».

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