
Studi di fase 3 in forme recidivante e primariamente progressiva
Un nuovo farmaco riduce significativamente, rispetto ad altre terapie, le ricadute nei pazienti con sclerosi multipla. Lo dimostra lo studio di fase 3 'Fenhance 2', sulla molecola fenebrutinib, un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (Btk) che ha ridotto significativamente il tasso annualizzato di ricadute (Arr) rispetto a teriflunomide su un periodo di trattamento di almeno 96 settimane nei pazienti con sclerosi multipla recidivante. Anche lo studio pivotale di Fase 3 'Fentrepid', che ha valutato fenebrutinib confrontato con ocrelizumab in pazienti con sclerosi multipla primariamente progressiva, ha raggiunto il suo endpoint primario. I risultati hanno mostrato che fenebrutinib è risultato non inferiore rispetto a ocrelizumab, l'unica terapia approvata per la patologia, nel ritardo nell'insorgenza della progressione in un periodo di trattamento di almeno 120 settimane.
Avis richiama l’attenzione sulla filiera del plasma: domanda in crescita e dipendenza dal mercato estero per una quota rilevante di farmaci salvavita.
Dalle tensioni internazionali alle ricadute sulla spesa pubblica, emergono segnali di pressione su supply chain, costi e capacità di erogazione dei servizi sanitari.
Il documento ISS del 3 febbraio non è una notizia. Ma torna attuale mentre AIFA apre il fronte della prescrittomica: dati solidi, ma ancora separati dalle scelte terapeutiche.
Al Ministero della Salute confronto sulla riforma della distribuzione dei farmaci. Più territorio e prossimità, ma resta centrale l’equilibrio tra accesso e sostenibilità.
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Egualia avverte: senza misure sui farmaci off-patent cresce il rischio carenze. Costi in aumento e prezzi rigidi mettono sotto pressione il sistema.
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