
La riduzione del fondo per i farmaci innovativi nella Legge di Bilancio riaccende le preoccupazioni di medici e società scientifiche su accesso alle cure e sostenibilità del Ssn.
La riduzione di 140 milioni di euro del fondo per i farmaci innovativi prevista dalla Legge di Bilancio a partire dal 2026 riporta al centro del dibattito una questione strutturale: come garantire l’accesso tempestivo alle terapie più avanzate senza compromettere la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
Il taglio viene compensato solo parzialmente da un incremento dello 0,1% del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera. Una scelta che interviene su un capitolo già sotto forte pressione, con uno sforamento che nel 2025 ha superato i 5 miliardi di euro.
Gli Ordini dei medici: "Così si gelano le aspettative"
A esprimere forte preoccupazione è la FNOMCeO. Il presidente Filippo Anelli parla apertamente di una manovra che ha cambiato direzione rispetto alle attese della categoria.
"Eravamo finalmente di fronte alle prime, pur deboli, risposte al disagio dei medici", afferma Anelli, ma "il testo è stato modificato in senso peggiorativo, gelando le speranze e le aspettative di dirigenti, convenzionati e specialisti ambulatoriali".
Nel suo intervento, Anelli lega il tema dei farmaci innovativi a una visione più ampia del Servizio sanitario nazionale, che definisce "un patrimonio unico", ma oggi attraversato da un malessere crescente. "I medici non si sentono visti né riconosciuti nel loro ruolo e nel loro valore dalla politica", avverte, sottolineando che in assenza di correttivi "sarà massivo l’abbandono del Ssn".
Le società scientifiche: "A pagare rischiano di essere i pazienti"
Sul fronte clinico, l’allarme viene rilanciato dal Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri, che riunisce 75 società scientifiche. Il coordinatore Francesco Cognetti mette l’accento sulle conseguenze concrete del taglio.
"La riduzione di 140 milioni è assolutamente insufficiente", osserva, soprattutto a fronte di "uno sforamento fisiologico di circa 5 miliardi" già registrato sulla spesa dei farmaci ospedalieri. Secondo Cognetti, il rischio è che "nel 2026 non si possano più garantire a tutti i pazienti terapie decisive, in particolare per i malati oncologici".
A questo si aggiunge, sottolinea l’oncologo, "l’incredibile ritardo con cui i farmaci arrivano ai pazienti", un problema che a sua volta - benché in modo indipendente - amplifica gli effetti delle restrizioni finanziarie.
Oltre le dichiarazioni, una questione di governance
Al di là dei singoli allarmi, la riduzione del fondo per i farmaci innovativi mette in evidenza una difficoltà strutturale della politica sanitaria italiana. La gestione dell’innovazione continua a essere affidata a equilibri di bilancio annuali, senza una revisione complessiva dei meccanismi di finanziamento, dei tetti di spesa e del payback.
Il punto non è solo quanto si investe, ma come si governa l’accesso all’innovazione terapeutica in un sistema che deve tenere insieme sostenibilità, equità territoriale e tempi di risposta. È su questo terreno che si misura oggi la capacità del Servizio sanitario nazionale di restare davvero universale, secondo la sua storica vocazione.
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