
Il decreto del Governo riallinea l’Italia alla normativa europea sulla ricerca biomedica. Il Gruppo 2003 parla di fine di un’anomalia durata oltre dieci anni.
L’abrogazione dei divieti alla sperimentazione animale su xenotrapianti e sostanze d’abuso, contenuta nel decreto governativo del 31 dicembre 2025, chiude una lunga parentesi di disallineamento dell’Italia rispetto alle norme europee in materia di ricerca biomedica. Una scelta accolta con favore dal Gruppo 2003, ovvero l’associazione che riunisce alcuni scienziati italiani di fama internazionale, tra cui Giorgio Parisi, Silvio Garattini, Giuseppe Remuzzi e Rocco De Nicola.
Secondo i firmatari, la decisione consente di superare quell’anomalia normativa che, per oltre un decennio, ha limitato la possibilità di condurre in Italia studi mirati allo sviluppo di nuove terapie.
Perché quei divieti erano stati introdotti
I divieti cancellati a fine ‘25 risalgono al 2014, quando l’Italia recepì la Direttiva europea 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici introducendo però restrizioni aggiuntive rispetto al testo comunitario. In particolare, nel nostro Paese vennero vietate alcune linee di ricerca sugli xenotrapianti e sulle sostanze d’abuso, ambiti ritenuti sensibili sul piano etico e politico.
Queste limitazioni non furono però adottate anche dalla maggior parte degli altri Paesi europei e ciò, nel tempo, ha determinato effetti sul sistema della ricerca come la difficoltà di partecipazione a progetti internazionali, spostamento di studi all’estero e una inevitabile riduzione della competitività dei centri italiani in questi settori strategici della biomedicina.
Il riallineamento alla Direttiva europea
Con il decreto del 31 dicembre, il Governo ha ripristinato un quadro normativo coerente con la Direttiva 2010/63/UE, che consente la sperimentazione animale solo in assenza di alternative valide e nel rispetto di regole stringenti sul benessere animale. Un punto che il Gruppo 2003 sottolinea esplicitamente, richiamando il principio condiviso di utilizzare animali solo quando indispensabile per il progresso scientifico.
Secondo i ricercatori, il ritorno a un impianto allineato a quello europeo permette di restituire continuità agli studi e di sviluppare ricerche considerate cruciali, nel rispetto degli standard etici già previsti dalla normativa comunitaria.
Impatto sulla ricerca e sui pazienti
Nel commento diffuso all’ANSA, il Gruppo 2003 lega la decisione anche a una questione di equità nell’accesso alle cure. Gli ambiti interessati dai divieti - come gli xenotrapianti o i disturbi da uso di sostanze - riguardano pazienti per i quali la ricerca rappresenta spesso l’unica prospettiva di nuove opzioni terapeutiche.
L’abrogazione dei divieti, nel contempo, riafferma il principio che il progresso scientifico, quando regolato e controllato, è parte integrante del diritto alla salute e scelte normative difformi rispetto al contesto europeo finiscono con il penalizzare i malati.
Un nodo che resta etico, politico e scientifico
La questione della sperimentazione animale resta un tema sensibile nel dibattito pubblico perché si pone al confine tra etica, scienza e politica. Di conseguenza cultura e convinzioni personali possono incidere in maniera decisiva sugli indirizzi politici. Con l’intervento normativo, tuttavia, l’Italia rientra in un perimetro condiviso, quello europeo, restituendo alla valutazione scientifica dei comitati etici la loro funzione di controllo e di bilanciamento tra progresso, tutela animale e sicurezza.
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