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Stop ai medici pensionati nel Ssn, i sindacati: rischio carenze e servizi ridotti

Sanità pubblica Redazione DottNet | 08/01/2026 14:48

Secondo Cimo-Fesmed il mancato rinnovo delle deroghe può lasciare scoperti fino a 5mila posti. Nel mirino gli effetti su ospedali, turni e liste d’attesa.

Il mancato rinnovo delle norme che consentivano ai medici pensionati di continuare a lavorare nel Servizio sanitario nazionale rischia di aggravare ulteriormente la carenza di personale negli ospedali pubblici. È l’allarme lanciato dalla Federazione Cimo-Fesmed, che parla di un possibile "buco" fino a 5mila medici e di conseguenze dirette sull’erogazione dei servizi.

La questione si inserisce in una fase già critica per il Ssn, segnata da difficoltà strutturali nel reperimento di personale e da un aumento della pressione assistenziale, soprattutto nei presidi più fragili.

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La fine delle deroghe e l’impatto sugli organici

Negli anni scorsi, per fronteggiare l’emergenza carenze, erano state introdotte misure straordinarie che permettevano ai medici di lavorare fino a 72 anni e alle aziende sanitarie di conferire incarichi libero-professionali a professionisti già in pensione. Con la decisione di non prorogare queste norme, tali possibilità vengono meno.

Secondo Cimo-Fesmed, si tratta di professionisti che hanno svolto un preciso lavoro di risorsa tampone, soprattutto in reparti ospedalieri in difficoltà di organico. "Secondo le nostre stime sono circa 5mila i medici in pensione che avevano potuto continuare a lavorare grazie alle misure adottate negli anni scorsi", afferma Guido Quici, presidente della Federazione, sottolineando il valore dell’esperienza maturata da questi camici bianchi.

L'allarme: turni scoperti e servizi a rischio

L’opinione espressa dal sindacato è che l’uscita improvvisa di questa quota di personale finisca con il generare turni scoperti, riduzione dei servizi e ulteriore allungamento delle liste d’attesa. In particolare, l’impatto sarebbe maggiore negli ospedali periferici o già in sofferenza, dove la carenza di organico è più marcata.

Secondo Quici, la scelta rischia inoltre di produrre un altro effetto sul sistema nel suo complesso: "Così si fa solo un regalo alla sanità privata, verso cui inevitabilmente si rivolgeranno i medici che vorranno continuare a lavorare".

Una decisione attesa nel dibattito sul "Milleproroghe"

La Federazione chiede oquindi un ripensamento nell’ambito della conversione in legge del decreto Milleproroghe, affinché le deroghe possano essere ripristinate o rimodulate. La questione, tuttavia, tocca un nodo strutturale della politica sanitaria: come garantire continuità assistenziale mentre è in atto una transizione generazionale del personale medico.

Il confronto si inserisce nel dibattito sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, tra norme per far fronte alle esigenze del breve periodo e la mai abbastanza ribadita necessità di soluzioni strutturali sul reclutamento e la valorizzazione delle professioni sanitarie.

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