
Secondo Cimo-Fesmed il mancato rinnovo delle deroghe può lasciare scoperti fino a 5mila posti. Nel mirino gli effetti su ospedali, turni e liste d’attesa.
Il mancato rinnovo delle norme che consentivano ai medici pensionati di continuare a lavorare nel Servizio sanitario nazionale rischia di aggravare ulteriormente la carenza di personale negli ospedali pubblici. È l’allarme lanciato dalla Federazione Cimo-Fesmed, che parla di un possibile "buco" fino a 5mila medici e di conseguenze dirette sull’erogazione dei servizi.
La questione si inserisce in una fase già critica per il Ssn, segnata da difficoltà strutturali nel reperimento di personale e da un aumento della pressione assistenziale, soprattutto nei presidi più fragili.
La fine delle deroghe e l’impatto sugli organici
Negli anni scorsi, per fronteggiare l’emergenza carenze, erano state introdotte misure straordinarie che permettevano ai medici di lavorare fino a 72 anni e alle aziende sanitarie di conferire incarichi libero-professionali a professionisti già in pensione. Con la decisione di non prorogare queste norme, tali possibilità vengono meno.
Secondo Cimo-Fesmed, si tratta di professionisti che hanno svolto un preciso lavoro di risorsa tampone, soprattutto in reparti ospedalieri in difficoltà di organico. "Secondo le nostre stime sono circa 5mila i medici in pensione che avevano potuto continuare a lavorare grazie alle misure adottate negli anni scorsi", afferma Guido Quici, presidente della Federazione, sottolineando il valore dell’esperienza maturata da questi camici bianchi.
L'allarme: turni scoperti e servizi a rischio
L’opinione espressa dal sindacato è che l’uscita improvvisa di questa quota di personale finisca con il generare turni scoperti, riduzione dei servizi e ulteriore allungamento delle liste d’attesa. In particolare, l’impatto sarebbe maggiore negli ospedali periferici o già in sofferenza, dove la carenza di organico è più marcata.
Secondo Quici, la scelta rischia inoltre di produrre un altro effetto sul sistema nel suo complesso: "Così si fa solo un regalo alla sanità privata, verso cui inevitabilmente si rivolgeranno i medici che vorranno continuare a lavorare".
Una decisione attesa nel dibattito sul "Milleproroghe"
La Federazione chiede oquindi un ripensamento nell’ambito della conversione in legge del decreto Milleproroghe, affinché le deroghe possano essere ripristinate o rimodulate. La questione, tuttavia, tocca un nodo strutturale della politica sanitaria: come garantire continuità assistenziale mentre è in atto una transizione generazionale del personale medico.
Il confronto si inserisce nel dibattito sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, tra norme per far fronte alle esigenze del breve periodo e la mai abbastanza ribadita necessità di soluzioni strutturali sul reclutamento e la valorizzazione delle professioni sanitarie.
Il sottosegretario alla Salute indica la tabella di marcia della riforma. Al centro accesso ai farmaci e riduzione della dipendenza da Cina e India per i principi attivi
Dal confronto promosso al Senato emerge un passaggio sempre più evidente: il coinvolgimento dei pazienti punta a entrare stabilmente nei processi di governance sanitaria
Dall’ipotesi di estendere l’assistenza fino ai 18 anni al tema delle carenze e delle Case di comunità: il sistema pediatrico si prepara a cambiare
Aggiornato il Position Paper: via libera allo switch informato con il coinvolgimento di medico e farmacista. “Risparmi cruciali per finanziare l’innovazione”
Il sindacato dei medici di medicina generale contesta il metodo seguito sulla riforma dell’assistenza territoriale: “Nessun confronto preventivo”
L’indagine della società scientifica dell’emergenza-urgenza fotografa un sistema ancora in forte sofferenza: sottorganico diffuso, boarding e ricorso stabile ai gettonisti
Il ministro difende il progetto di riforma della medicina territoriale e rilancia il ruolo delle Case di comunità: “Non smantelliamo i medici di famiglia”
Commenti