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Autonomia differenziata, Gimbe: “Equiparare Lep e Lea rende accettabili le diseguaglianze”

Sanità pubblica Redazione DottNet | 14/01/2026 10:42

Secondo Gimbe l’equiparazione tra Lep e Lea accelera l’autonomia differenziata in sanità e rischia di cristallizzare diseguaglianze regionali già presenti nell’accesso alle cure.

L’equiparazione tra i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) e i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), proposta dal Governo, rappresenta "una scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute". È il giudizio espresso dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, intervenuto oggi in audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Secondo Gimbe, la misura ha "il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata", con il rischio di amplificare ulteriormente le disparità territoriali già presenti nel Servizio sanitario nazionale.

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Lep e Lea: una distinzione che non è solo tecnica

Nel suo intervento, Cartabellotta ha richiamato la differenza sostanziale tra Lep e Lea. I Livelli Essenziali delle Prestazioni infatti individuano le prestazioni e i servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, dalla sanità all’istruzione fino ai servizi sociali, rappresentando il vincolo costituzionale. I Livelli Essenziali di Assistenza, invece, sono lo strumento attraverso cui il Servizio sanitario nazionale assicura concretamente le prestazioni sanitarie ai cittadini.

Per Gimbe, l’equiparazione dei due piani rischia di confondere il livello dei diritti con quello degli strumenti, svuotando di significato il principio di uniformità delle prestazioni.

Disuguaglianze già evidenti nei Lea

Il contesto in cui si inserisce la proposta è quello di un sistema sanitario fortemente disomogeneo. I dati di monitoraggio del Ministero della Salute mostrano che otto Regioni non garantiscono i Lea, non raggiungendo la soglia minima di 60 punti su 100 in almeno una delle tre macro-aree di valutazione: prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera.

Se si considera il punteggio complessivo delle tre aree, le differenze risultano ancora più marcate: Regioni come Veneto e Toscana superano i 280 punti su 300, mentre diverse Regioni, soprattutto del Mezzogiorno, restano sotto i 200 punti. Un divario che, secondo Gimbe, rischia di essere cristallizzato anziché ridotto.

Il nodo del finanziamento

Un altro punto critico sollevato riguarda il finanziamento. "Per finanziare i Lep sanitari", spiega Cartabellotta "le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale". Tuttavia, al momento non esiste una stima attendibile dei costi necessari per assicurare ovunque standard adeguati, come tempi di attesa ragionevoli o pronto soccorso non sovraffollati.

In assenza di una quantificazione dei costi e di risorse adeguate, l’equiparazione tra Lep e Lea viene letta da Gimbe come una scelta funzionale ad accelerare l’autonomia differenziata, rinunciando di fatto a definire e finanziare livelli essenziali realmente uniformi.

Una dinamica che richiama il recente dibattito sui nuovi livelli essenziali per l’assistenza domiciliare, dove l’estensione formale dei diritti rischia di non tradursi in un’effettiva uniformità delle prestazioni.

La posizione di Gimbe sull’autonomia differenziata

La presa di posizione si inserisce in una linea critica che la Fondazione Gimbe porta avanti da tempo sul tema dell’autonomia differenziata in sanità. Secondo Gimbe, senza un pieno finanziamento dei livelli essenziali e senza il superamento delle attuali disuguaglianze, il trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni rischia di trasformare il diritto alla salute in un diritto condizionato dal luogo di residenza.

Un rischio che, avverte la Fondazione, renderebbe strutturali le differenze oggi esistenti, spostando il problema dal piano dell’attuazione a quello della legittimazione giuridica.

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