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FI propone più flessibilità per ridurre le liste d’attesa nel Ssn

Un disegno di legge punta a consentire ai medici di lavorare ore aggiuntive nel pubblico. Più libertà e flessibilità, dunque. Ma la misura non interviene sulle carenze strutturali di personale.
Sanità pubblica

Ridurre le liste d’attesa aumentando il numero di prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale, facendo leva sulle risorse professionali già presenti. È questo il senso del disegno di legge presentato da Forza Italia, che propone una maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro medico all’interno del Ssn.

La proposta è stata illustrata dai gruppi parlamentari del partito insieme alla Consulta nazionale, con il sostegno politico del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e con l’apprezzamento del ministro della Salute Orazio Schillaci.

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L’obiettivo dichiarato: più prestazioni per smaltire le attese

Secondo i promotori, la misura consentirebbe di rispondere in tempi più rapidi alla crescente domanda di salute, in una fase segnata da carenze di personale e da un forte accumulo di prestazioni arretrate. L’idea di fondo è che i medici già in servizio possano, su base volontaria e retribuita, svolgere un numero aggiuntivo di ore rispetto all’orario ordinario, contribuendo così ad aumentare l’offerta complessiva.

Per Forza Italia si tratta di una proposta orientata a rafforzare la sanità pubblica, evitando che la pressione sulle liste d’attesa spinga i cittadini verso il settore privato o verso soluzioni assicurative.

La proposta impone di superare il vincolo di incompatibilità

Per rendere possibile questo meccanismo, il disegno di legge interviene sul regime di incompatibilità introdotto nei primi anni Novanta, che oggi limita la possibilità per i medici dipendenti e convenzionati del Ssn di svolgere attività lavorativa aggiuntiva in altre strutture pubbliche o private convenzionate.

La proposta prevede l’eliminazione del divieto di cumulo delle attività, consentendo a ospedalieri, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali di prestare ore aggiuntive in altri presidi del Ssn, comprese Case e Ospedali di Comunità. Le ore extra sarebbero volontarie, retribuite e gestite dalle Regioni in base alle proprie disponibilità di bilancio.

Secondo Tajani, l’attuale regime di incompatibilità riduce artificialmente il numero di medici utilizzabili dal sistema. Per il ministro Schillaci, il modello del contratto rigido da 38 ore settimanali non rispecchia più le esigenze né dei cittadini né dei professionisti, soprattutto dei più giovani.

L’uovo di Colombo? No. L’ennesima misura tampone

Il punto critico della proposta emerge però guardando alla sua portata strutturale. Intervenire introducendo elementi di flessibilità aumenta potenzialmente le ore di servizio, ma non il numero di medici disponibili. Non interviene sul reclutamento né sulla programmazione degli organici. Redistribuisce diversamente una risorsa che già si dimostra insufficiente, chiedendo a chi è già nel sistema di lavorare di più.

In questo senso, la misura si colloca nella stessa linea di altri interventi adottati nell’ultimo periodo storico - dal ricorso ai medici pensionati alle proroghe annuali delle deroghe - che rispondono a esigenze immediate ma non sciolgono il nodo di fondo: la carenza strutturale di personale e l’assenza di una strategia stabile su carriere, condizioni di lavoro e attrattività del Ssn.

La proposta di Forza Italia si presenta quindi come uno strumento di breve periodo per contenere l’emergenza liste d’attesa, ma lascia aperta la questione centrale: se il sistema sanitario possa reggere affidandosi a soluzioni eccezionali che rischiano di diventare permanenti.

Sanità pubblica
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