
Negli ultimi anni nel pharma si parla moltissimo di trasformazione. Trasformazione digitale, trasformazione organizzativa, trasformazione culturale.
Trasformazione è una parola che usiamo spesso, forse troppo, e che rischia di diventare una scorciatoia linguistica per indicare cambiamenti che non sempre sono così profondi come vorremmo pensare. È anche per questo che parteciperò con interesse al Biopharma Network Annual Summit 2026, in programma il 29 gennaio a Milano, promosso da BioPharma Network – Associazione Manager del Farmaceutico. Non solo per la rilevanza dell’evento — che si preannuncia importante con oltre 500 partecipanti — quanto per il tema scelto: “Oltre la trasformazione del Pharma”.
L’evento si terrà al Talent Garden Calabiana e riunirà manager, istituzioni, aziende, mondo della ricerca e dell’innovazione. Un ecosistema ampio, eterogeneo, a tratti complesso. Esattamente come il settore in cui operiamo. Ed è proprio in questa complessità che, secondo me, oggi si annida la vera sfida: non tanto adottare nuove tecnologie, quanto capire che cosa farne, come integrarle e, soprattutto, con quale finalità.
Il programma del Summit tocca molti dei temi che considero centrali per il futuro del pharma: l’accesso all’innovazione, il ruolo della scienza come motore di valore per il sistema, l’intelligenza artificiale, le competenze, la leadership, i nuovi modelli di lavoro. Temi che spesso affrontiamo separatamente, ma che nella realtà sono profondamente intrecciati. Perché non esiste innovazione senza persone in grado di comprenderla, governarla e tradurla in scelte concrete.
All’interno della sessione dedicata all’innovazione prenderò parte a un panel sull’Intelligenza Artificiale nel Pharma. Un panel che riunirà punti di vista diversi: soluzioni orientate al paziente, sistemi di customer relationship, piattaforme data-driven. Il mio contributo si concentrerà su un aspetto che seguo e studio da tempo: il ruolo del marketing e della comunicazione farmaceutica per l’impatto del “sistema salute”, e di recente l’impatto che l’AI può avere.
Non tanto — o non solo — come strumento di efficienza, ma come supporto alla comprensione. Comprensione dei dati, certo, ma soprattutto comprensione delle persone. Perché nelle aziende pharma i dati non mancano: arrivano dal CRM, dall’informazione scientifica, dalle interazioni sul campo, dai canali digitali. Il problema non è raccoglierli, ma interpretarli, metterli in relazione, trasformarli in insight utili e, infine, in messaggi migliori.
Quando parlo di messaggi migliori non intendo messaggi più “performanti” in senso stretto. Intendo messaggi più pertinenti, più chiari, più rispettosi dei bisogni reali degli interlocutori: sia del professionista sanitario che, soprattutto, del paziente. Messaggi che aiutino una migliore comprensione delle soluzioni terapeutiche e che, indirettamente, possano contribuire anche a una migliore qualità della cura. In questo senso, marketing e comunicazione non sono funzioni accessorie, ma parti integranti del valore che il settore può generare.
Quello che mi interessa discutere è proprio questo passaggio: come l’AI possa aiutare non solo a fare di più, ma a capire meglio, iniziando a definire il messaggio corretto al medico giusto. A uscire da una logica puramente tecnologica “push”, per entrare in una logica di senso. Perché il rischio, oggi, non è quello di restare indietro sull’innovazione, ma di adottarla senza una reale consapevolezza del suo impatto culturale, organizzativo e umano.
Credo che appuntamenti come l’Annual Summit di Biopharma Network siano utili quando riescono a creare spazi di confronto autentico, in cui non ci si limita a raccontare casi di successo, ma si prova anche a mettere sul tavolo dubbi, complessità e domande aperte. È questo, almeno per me, il valore di fermarsi per qualche ora, ascoltare punti di vista diversi e tornare a casa, forse, con qualche certezza in meno, ma sicuramente con qualche domanda in più.
Per chi lavora nel pharma e sente che la parola “trasformazione” abbia bisogno di essere riempita di contenuti concreti, questo Summit può essere un’occasione interessante. Non una risposta definitiva, ma un buon punto di partenza per continuare a ragionare su dove stiamo andando e, soprattutto, su come vogliamo andarci.
Salvatore Ruggiero,
CEO Merqurio e Autore di:
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