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Oblio oncologico, Ivass dà attuazione alla legge: stop ai dati sanitari nelle polizze

Oncologia Redazione DottNet | 16/01/2026 12:46

Con un provvedimento vincolante, Ivass impone alle assicurazioni di applicare la legge sull’oblio oncologico: divieto di raccogliere e usare dati sanitari, cancellazione di quelli già acquisiti.

La legge sull’oblio oncologico compie un passo decisivo verso la piena applicazione. Con un provvedimento indirizzato a compagnie e intermediari assicurativi, l’Ivass - l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, l’autorità indipendente che supervisiona il mercato assicurativo italiano - chiede l’adeguamento immediato alle disposizioni che tutelano le persone guarite da patologie oncologiche, vietando ogni forma di discriminazione nell’accesso alle polizze.

Un passaggio non scontato, perché fino a oggi la normativa, pur approvata, era rimasta in larga parte priva di strumenti attuativi concreti.

Una legge di principio, come più volte segnalato anche nel dibattito pubblico, che rischiava di restare senza effetti reali nei rapporti tra cittadini e mercato assicurativo. Il provvedimento Ivass segna invece l’ingresso nella fase operativa, fissando obblighi precisi e tempi stringenti.

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Cosa cambia per compagnie e intermediari

L’Autorità chiarisce che, una volta maturati i requisiti per l’esercizio del diritto all’oblio oncologico, le imprese non possono né richiedere né utilizzare informazioni relative a pregresse patologie oncologiche per valutare il rischio o determinare le condizioni contrattuali. È vietata anche la conservazione di dati già acquisiti, che dovranno essere cancellati entro 30 giorni dalla presentazione della certificazione di avvenuto oblio.

Il provvedimento impone inoltre l’aggiornamento della documentazione precontrattuale. Nei moduli informativi dovrà comparire una sezione dedicata al diritto all’oblio oncologico, con l’indicazione chiara che le persone guarite da più di dieci anni, cinque anni nel caso di diagnosi in età pediatrica o giovanile, oppure nei termini più brevi previsti per specifiche casistiche, non sono tenute a fornire informazioni sanitarie né a sottoporsi ad accertamenti come visite mediche.

Restano esclusi dall’applicazione i prodotti Rc auto, per i quali il dato sanitario risulta irrilevante ai fini assicurativi.

Tempi certi e vigilanza rafforzata

Le compagnie dovranno adeguarsi entro 15 giorni dalla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta ufficiale. Un termine breve, che rende evidente la volontà di accelerare l’attuazione della legge e di ridurre al minimo le aree di ambiguità applicativa.

Sul rispetto delle disposizioni vigileranno due autorità distinte. Il Garante per la protezione dei dati personali controllerà il corretto trattamento e la cancellazione dei dati sanitari, mentre Ivass sarà responsabile della vigilanza sulla trasparenza e correttezza dei comportamenti delle imprese e dei distributori assicurativi. Per eventuali controversie in materia di oblio oncologico resta inoltre possibile il ricorso all’Arbitro Assicurativo.

Una legge che smette di essere "senza unghie"

Con l’intervento di Ivass, la legge sull’oblio oncologico supera la fase in cui era stata definita, anche da più parti, priva di strumenti coercitivi. Il passaggio dall’enunciazione del diritto alla sua operatività fattuale rappresenta un cambio di passo decisivo, perché incide direttamente su pratiche consolidate del mercato assicurativo.

È il segnale che la tutela dei diritti delle persone guarite da una malattia oncologica non è più affidata solo a principi generali, ma entra nel perimetro delle regole operative e dei controlli. Un elemento che rafforza l’effettività della norma e riduce il rischio che il diritto all’oblio resti solo sulla carta.

Mancano comunque i decreti attuativi

Resta un’ultima considerazione: intervenendo in modo puntuale e vincolante all’interno del proprio perimetro di vigilanza, l’Ivass ha di fatto svolto una funzione vicaria, rendendo esigibili nel settore assicurativo diritti già riconosciuti dalla legge ma ancora privi di una piena attuazione a livello governativo.

L’assenza dei decreti attuativi non viene quindi superata sul piano generale, ma aggirata attraverso un intervento regolatorio settoriale. Ne deriva una situazione produce effetti concreti e immediati per le compagnie di assicurazione, ma resta incompleta dal punto di vista dell’assetto normativo complessivo, in un ambito che coinvolge in modo rilevante anche altri settori.

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