
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha evidenziato in una nota gli ottimi risultati della raccolta plasma in Italia: "Queste donazioni salvano la vita ogni giorno a migliaia di pazienti. Bisogna, tuttavia, tenere presente che la domanda di farmaci plasmaderivati continua a crescere e sarà necessario avvicinare sempre più persone, specialmente i giovani, alla donazione di sangue e plasma per venire incontro alle esigenze dei pazienti italiani".
Secondo Schillaci, l’efficacia del sistema sangue, basato su donazione volontaria e non remunerata, è un modello Europeo da supportare e custodire con attenzione.
Sfide e prospettive nella raccolta plasma e farmaci plasmaderivanti
Nonostante gli ottimi risultati però, la sfida è ancora ardua. Il fabbisogno di farmaci plasmaderivati cresce notevolmente così come la richiesta di immunoglobuline, utilizzate per malattie specifiche su base genetica.
Il plasma in più rispetto al 2024 è attribuibile principalmente alla raccolta in aferesi (6,4%), una procedura che permette, grazie a un separatore cellulare, di raccogliere solo il plasma, la parte liquida del sangue, e di rimettere in circolo al donatore globuli rossi e piastrine. Questo tipo di donazione permette di raccogliere più plasma rispetto a quanto non se ne raccolga con una donazione di sangue intero, consente un recupero più rapido e di donare più frequentemente, fino a una donazione ogni 15 giorni.
Nel 2025 sono stati così conferiti all'industria per la produzione di medicinali plasmaderivati 15,6 chili di plasma per mille abitanti. Si tratta di un ulteriore passo avanti verso l'obiettivo di medio termine dei 18 chili per mille abitanti, individuato come primo step per arrivare all'indipendenza strategica in materia di medicinali plasmaderivati.
Luciana Teofili, direttore generale del Centro Nazionale Sangue ha dichiarato: "Il nostro obiettivo strategico è l'autosufficienza anche nella raccolta di plasma. Se da un lato dobbiamo convincere sempre più persone a scegliere di donare regolarmente e di donare in aferesi, dall'altro la risposta del popolo dei donatori ci mette di fronte a una grande responsabilità, quella del corretto utilizzo delle immunoglobuline. Lo studio che abbiamo avviato, il primo del genere in Europa, ci fornirà degli strumenti fondamentali per monitorare l'uso appropriato di questi farmaci".




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