
Lo studio di fase III TULIP-SC conferma efficacia, sicurezza e possibilità di remissione del LES con anifrolumab sottocute, riducendo l’uso dei corticosteroidi e migliorando qualità di vita e gestione dei pazienti.
Una riduzione significativa e clinicamente rilevante dell’attività di malattia, una minore dipendenza dai corticosteroidi orali e il raggiungimento della remissione in una quota rilevante di pazienti. Sono questi i risultati principali dello studio di fase III TULIP-SC, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di anifrolumab somministrato per via sottocutanea nei pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico (LES). I dati, pubblicati sulla rivista Arthritis & Rheumatology, segnano un ulteriore passo avanti nella gestione di una patologia complessa, cronica e ad alto impatto sulla qualità di vita.
Nel dettaglio, lo studio ha mostrato che il 56,2% dei pazienti trattati con anifrolumab ha ottenuto una riduzione dell’attività di malattia alla settimana 52, contro il 37,1% del gruppo placebo. La risposta è stata misurata tramite l’indice BICLA (British Isles Lupus Assessment Group based Composite Lupus Assessment), uno degli strumenti più utilizzati negli studi clinici sul LES. La differenza osservata, pari al 19,1%, è risultata statisticamente significativa e coerente con i risultati già emersi nei precedenti studi con la formulazione endovenosa del farmaco.
Il profilo di sicurezza della somministrazione sottocutanea è apparso sovrapponibile a quello già noto di anifrolumab per via endovenosa, confermando la buona tollerabilità del trattamento. Un dato particolarmente rilevante se si considera la fragilità clinica dei pazienti con lupus, spesso esposti per lunghi periodi a terapie immunosoppressive e corticosteroidi.
Il LES è infatti associato a un aumento del rischio di mortalità precoce e a un’elevata probabilità di sviluppare danni d’organo irreversibili: si stima che circa il 50% dei pazienti presenti danni permanenti entro cinque anni dalla diagnosi, legati sia all’attività di malattia sia all’uso cronico di corticosteroidi orali. In questo contesto, ridurre l’infiammazione sistemica e limitare l’esposizione prolungata ai corticosteroidi rappresentano obiettivi centrali della strategia terapeutica moderna.
Non a caso, le più recenti raccomandazioni internazionali per il trattamento del lupus indicano il raggiungimento della remissione – secondo i criteri DORIS – come obiettivo primario di cura e incoraggiano una progressiva riduzione fino alla sospensione dei corticosteroidi, quando possibile. I risultati del TULIP-SC si inseriscono pienamente in questo nuovo paradigma terapeutico.
«I dati dello studio rappresentano un importante passo avanti nella gestione del lupus eritematoso sistemico», spiega la professoressa Marta Mosca, ordinario di Reumatologia all’Università di Pisa e responsabile della Lupus Clinic. «L’efficacia di anifrolumab, già dimostrata con la formulazione endovenosa, viene confermata anche nella somministrazione sottocutanea, rafforzando l’importanza di puntare alla remissione come traguardo fondamentale per migliorare prognosi e qualità di vita». Secondo Mosca, la possibilità di autosomministrazione sottocutanea costituisce un’opportunità particolarmente significativa per pazienti spesso fragili e con bisogni assistenziali complessi.
Un messaggio condiviso anche da Susan Manzi, principal investigator dello studio TULIP-SC e direttrice del Lupus Center of Excellence dell’Allegheny Health Network. «I risultati dimostrano che i tassi di remissione osservati con anifrolumab possono essere raggiunti anche con la nuova modalità di somministrazione, ampliando l’accesso a un trattamento efficace e in linea con le attuali raccomandazioni globali, che enfatizzano l’intervento precoce con farmaci biologici».
Oltre all’endpoint primario, lo studio ha evidenziato benefici su diversi outcome clinici: una maggiore rapidità nel raggiungimento della risposta BICLA, un ritardo nella comparsa delle riacutizzazioni e risultati favorevoli durante la riduzione graduale dei corticosteroidi fino a dosaggi bassi (≤7,5 mg/die). Negli endpoint secondari ed esplorativi, il 29% dei pazienti ha raggiunto la remissione DORIS e oltre il 40% un basso livello di attività di malattia (LLDAS).
Attualmente, anifrolumab per via endovenosa è approvato per il trattamento del LES da moderato a grave in oltre 70 Paesi e ha già trattato più di 40mila pazienti nel mondo. La formulazione sottocutanea è approvata nell’Unione Europea ed è in fase di valutazione in altri Paesi. Un’evoluzione che potrebbe tradursi in una gestione più flessibile, personalizzata e sostenibile del lupus, avvicinando sempre di più l’obiettivo della remissione stabile.
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