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Cibo “vero”, ma con rigore scientifico: la SID commenta le nuove linee guida dietetiche USA

Salute
Obesità

Il ritorno al “cibo vero” è un messaggio forte e, per molti versi, condivisibile. È questo il cuore delle nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030 (DGA), che segnano una svolta nella politica nutrizionale statunitense, puntando con decisione sulla riduzione degli alimenti ultra-processati, ricchi di zuccheri aggiunti, sale e grassi di scarsa qualità. Una direzione che la Società Italiana di Diabetologia (SID) accoglie con favore, pur invitando a non abbassare la guardia sul rigore scientifico e sull’equilibrio complessivo della dieta.

A sollevare qualche perplessità è soprattutto la comunicazione visiva che accompagna le nuove linee guida, la cosiddetta “piramide rovesciata”, che potrebbe generare interpretazioni fuorvianti. L’impressione è che carni rosse e grassi saturi di origine animale – come burro e formaggi grassi – tornino in primo piano, rischiando di essere percepiti come alimenti da consumare con maggiore frequenza. Un messaggio che, secondo la SID, va chiarito e contestualizzato.

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“Il punto centrale delle nuove linee guida non è la piramide, ma il ritorno al cibo non industriale e la riduzione degli ultra-processati”, sottolinea la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della SID. “Su questo siamo pienamente d’accordo. Tuttavia, è fondamentale ricordare che non tutto il ‘cibo vero’ ha lo stesso impatto sulla salute, soprattutto sul piano metabolico e cardiovascolare”.

Nel testo delle DGA, del resto, è esplicitamente indicato che i grassi saturi non dovrebbero superare il 10% dell’apporto calorico totale. Un limite in linea con le raccomandazioni internazionali, che va tradotto in scelte alimentari concrete. “Significa meno carni rosse e lavorate, meno grassi animali e più spazio ai grassi ‘buoni’ – spiega Buzzetti – come i polinsaturi di origine vegetale, presenti in frutta secca, semi e olio d’oliva, e quelli di origine marina, come il pesce azzurro e il salmone”.

Il richiamo al “cibo vero” va quindi interpretato alla luce delle evidenze scientifiche. “Il cibo ‘vero’ della tradizione nord-americana non coincide con quello della tradizione mediterranea”, osserva la presidente SID. “Eliminare gli alimenti ultra-processati è un passo avanti, ma non possiamo sostituirli con un consumo elevato di carne rossa e formaggi grassi. Numerosi studi dimostrano che un eccesso di grassi saturi e carni rosse è associato a un aumento del rischio cardiovascolare e a un peggior controllo metabolico. Questo vale per tutti, ma ancora di più per le persone con diabete”.

La SID concorda invece pienamente sulla necessità di ridurre drasticamente zuccheri aggiunti e carboidrati raffinati, riconosciuti come fattori chiave dell’epidemia globale di obesità e diabete di tipo 2. Ma invita a mantenere uno sguardo d’insieme sulla qualità e sulla varietà degli alimenti. “Proteine sì, ma di qualità e da fonti diverse – prosegue Buzzetti – non solo animali, ma anche vegetali. Pesce, legumi, uova, carni bianche, latte e yogurt, frutta secca, semi, cereali integrali e oli vegetali, in particolare l’olio extravergine di oliva, restano le scelte di riferimento”.

Spazio anche ai cibi fermentati, come crauti, kimchi, kefir e miso, richiamati dalle stesse linee guida americane per i loro benefici sul microbiota intestinale, insieme a un’abbondante presenza di fibre e vegetali. Le carni rosse e i grassi saturi, secondo la SID, possono avere un ruolo nella dieta, ma non devono diventarne i protagonisti quotidiani.

Il legame tra alimentazione e salute pubblica emerge con forza osservando i dati su diabete e obesità. “Un’alimentazione equilibrata, ricca di fibre, con grassi di buona qualità e un apporto controllato di proteine animali migliora la sensibilità insulinica e riduce le complicanze cardiovascolari”, ricorda il professor Riccardo Bonadonna, presidente eletto della SID.

Il contesto statunitense rende il messaggio delle nuove DGA particolarmente urgente. Negli Stati Uniti quasi il 90% della spesa sanitaria è assorbita dalle malattie croniche, in gran parte legate a stili di vita scorretti. Oltre il 70% degli adulti è in sovrappeso o obeso e quasi un adolescente su tre tra i 12 e i 17 anni presenta una condizione di prediabete. Per decenni, riconoscono le stesse linee guida, politiche e incentivi hanno favorito alimenti di bassa qualità e un approccio più farmacologico che preventivo.

“La prevenzione a tavola – conclude Buzzetti – va costruita su modelli alimentari sostenibili, culturalmente riconoscibili e scientificamente solidi. In questo senso, la dieta mediterranea resta uno dei migliori esempi di ‘cibo vero’: prevalentemente vegetale, ricca di fibre, povera di grassi saturi e capace di ridurre il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e mortalità. Cibo vero sì, dunque, ma con buon senso scientifico: meno grassi saturi e carni rosse nel piatto, più salute per tutti”.

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