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Demenza, in Italia oltre 1,4 milioni di persone: la quota più alta in Europa

Neurologia

In Italia oltre 1 milione e 430mila persone convivono già oggi con una forma di demenza. Ma questo numero è destinato a crescere in modo significativo nei prossimi decenni, fino a raggiungere quota 2 milioni e 200mila entro il 2050, con un incremento del 54%. Sono dati che emergono dal nuovo rapporto “The prevalence of dementia in Europe 2025”, diffuso da Alzheimer Europe e presentato dalla Federazione Alzheimer Italia.

L’aspetto che colpisce maggiormente è legato al peso relativo della demenza sulla popolazione: con una prevalenza del 2,4%, l’Italia è il Paese dell’Unione europea con la quota più alta di persone affette da demenza. Una percentuale che, secondo le stime, salirà al 4,2% entro il 2050.

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Un fenomeno legato allinvecchiamento della popolazione

L’aumento dei casi è strettamente e inevitabilmente correlato all’invecchiamento demografico. La demenza colpisce infatti per lo più le fasce più anziane della popolazione, che - nella curva demografica - sono anche quelle destinate a crescere maggiormente nei prossimi anni. Ecco perché nel 2050 si stima che ci saranno 1,7 milioni di persone affette da demenza con più di 80 anni.

Il fenomeno è diffuso nelle società ad alto reddito e alta aspettativa di vita. Nell’insieme dell’Unione europea, le persone con demenza passeranno da quasi 9,1 milioni nel 2025 a oltre 14,3 milioni nel 2050, determinando una sfida comune per i sistemi sanitari e socioassistenziali.

Una forte dimensione di genere

Il rapporto evidenzia anche una marcata differenza di genere. In Italia circa due terzi delle persone con demenza sono donne. Nel 2025 si contano circa 946mila donne con demenza, contro 491mila uomini. Nel 2050, le donne supereranno quota 1,4 milioni, mentre gli uomini saranno circa 807mila.

Una disparità che si riflette anche sul piano sociale: le donne non solo si ammalano di più, ma sono anche maggiormente coinvolte nelle attività di cura e assistenza dei familiari con demenza, con un carico che spesso ricade sulle reti informali e familiari.

Una vera emergenza di salute pubblica

I dati parlano chiaro: non intervenire oggi rischia di aggravare ulteriormente le sfide future”, ha affermato Mario Possenti, segretario generale della Federazione Alzheimer Italia e vicepresidente di Alzheimer Europe. “In Italia la demenza è una vera emergenza di salute pubblica”.

Secondo Possenti, laggiornamento del Piano nazionale demenze, attualmente in corso, rappresenta un passaggio cruciale, ma deve essere accompagnato da risposte concrete. “È fondamentale garantire un percorso di cura e assistenza omogeneo su tutto il territorio nazionale, sostenuto da finanziamenti adeguati”, ha sottolineato.

Assistenza agli anziani e rischio isolamento delle famiglie

L’aumento dei casi di demenza impone anche una contestuale accelerazione sulla riforma dellassistenza agli anziani non autosufficienti. In assenza di interventi tempestivi, avverte Possenti, il rischio è che sempre più famiglie si trovino sole ad affrontare il peso della malattia, senza un adeguato supporto da parte dei servizi pubblici.

La demenza, in questo senso, rappresenta il paradigma della malattia che coinvolge aspetti sanitari, di politiche sociali e di riorganizzazione del welfare, rendendo evidente la necessità di un approccio integrato e continuativo.

Una priorità europea per sanità e ricerca

Anche a livello europeo, Alzheimer Europe sollecita un cambio di passo. “La sfida rappresentata dalla demenza è già oggi molto rilevante e lo diventerà ancora di più nei prossimi decenni”, ha dichiarato Jean Georges, direttore esecutivo dell’organizzazione.

L’auspicio è che i dati spingano i decisori politici a riconoscere la demenza come una priorità trasversale, che riguarda la sanità, la ricerca, le politiche sociali e il sostegno ai caregiver. In questa direzione si colloca anche il Manifesto di Helsinki adottato da Alzheimer Europe nel 2023, che chiede un Piano dazione europeo sulla demenza e una missione di ricerca dedicata, entrambi sostenuti da finanziamenti adeguati.

Neurologia
Commenti
PP
Pietrina Pileri
Intervenire subito, troppo debole la risposta della politica ai problemi legati alla vita umana, la politica non capisce e’Lontana dai problemi delle famiglie e dei singoli con gravi patologie.Cambiare rotta e dare più peso ai dati scientifici.
Rispondi
29/01/2026 06:13

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