
La manovra 2026 esclude i lavoratori autonomi dagli incentivi per le tecnologie avanzate. Per l’associazione dei dentisti il rischio è un sistema a due velocità.
L’ultima Legge di Bilancio limita l’accesso all’iperammortamento alle sole imprese, escludendo i professionisti sanitari. Una scelta che, secondo l’Associazione Italiana Odontoiatri, rischia di produrre effetti distorsivi nel settore delle cure odontoiatriche. "In questo modo si penalizzano i professionisti e si favoriscono le società", segnala l’AIO in una nota, sottolineando come la norma "contrasti con il Codice degli incentivi, che ha introdotto il principio di equiparazione tra lavoratori autonomi e imprese nell’accesso ai benefici fiscali".
Per l’associazione, presieduta da Vincenzo Musella, l’esclusione dei liberi professionisti dall’iperammortamento non è un dettaglio tecnico, ma una scelta che incide direttamente sulla possibilità di investire in tecnologie, innovazione e qualità delle cure.
Incentivi fiscali e accesso alle tecnologie: il nodo competitivo
Nel settore odontoiatrico, l’accesso a strumentazioni digitali, diagnostica avanzata, software clinici e tecnologie di precisione non rappresenta più un elemento accessorio, ma una componente strutturale dell’attività professionale. Limitare gli incentivi fiscali alle sole imprese determina un vantaggio competitivo per le strutture societarie rispetto agli studi professionali individuali o associati.
Secondo l’AIO, questo meccanismo rischia di "creare un sistema a due velocità", nel quale solo chi dispone di una forma societaria e di una maggiore capacità finanziaria può sostenere gli investimenti necessari per restare allineato agli standard tecnologici più avanzati.
Il rischio per una generazione di professionisti
Il punto critico non riguarda tanto le grandi strutture già consolidate, né i professionisti storici che hanno completato da tempo il ciclo degli investimenti principali. Il nodo riguarda soprattutto una fascia intermedia e più giovane della professione odontoiatrica.
Si tratta di professionisti che hanno investito in formazione specialistica, che operano in studi di piccole dimensioni o in forme associative leggere e che non dispongono delle economie di scala tipiche delle grandi catene. Per questa generazione, l’esclusione dagli incentivi fiscali può tradursi in una progressiva perdita di competitività.
Lo scenario che si profila è un bivio netto: da un lato il rischio di restare indietro sul piano tecnologico, dall’altro la possibilità – spesso forzata – di essere assorbiti da gruppi societari più strutturati, rinunciando progressivamente all’autonomia professionale e imprenditoriale.
Oltre la protesta sindacale: una trasformazione strutturale del settore
La posizione dell’AIO va letta oltre la dimensione rivendicativa. La questione dell’iperammortamento intercetta una trasformazione più ampia del mercato sanitario, già osservata in altri ambiti come la farmacia, la diagnostica e i poliambulatori.
Non si tratta di una contrapposizione ideologica tra professionisti e imprese, ma degli effetti concreti di politiche fiscali e industriali che tendono a favorire il capitale organizzato rispetto al lavoro professionale autonomo. In questo quadro, la manovra 2026 rischia di accelerare un processo di concentrazione del settore odontoiatrico, con conseguenze non solo economiche, ma anche sul modello di esercizio della professione e sull’organizzazione delle cure.
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