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World Cancer Day, riflettori sul caregiver familiare: primo riconoscimento, ma tutele parziali

Associazioni Redazione DottNet | 04/02/2026 16:22

Nel World Cancer Day le associazioni accolgono con favore il Ddl caregiver, ma il confronto con le richieste del settore mostra criticità ancora irrisolte.

n occasione del World Cancer Day, il tema del caregiver familiare torna al centro del dibattito pubblico. Non potrebbe essere altrimenti, considerando l’entità numerica di coloro che svolgono questa irrinunciabile funzione: in Italia si stimano tra i 7 e gli 8,5 milioni di caregiver, pari a oltre il 17% della popolazione. Si tratta in prevalenza di donne che spesso sono impegnate nell’assistenza continuativa di persone con patologie oncologiche o croniche invalidanti.

Per il quarto anno consecutivo, il Gruppo "La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere" ha riunito associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici, rappresentanti istituzionali e clinici in un incontro dedicato al ruolo del caregiver familiare, con un focus sull’iter parlamentare del disegno di legge promosso dalla ministra Locatelli.

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"Per la prima volta nel nostro Paese il tema del caregiver familiare viene affrontato in modo organico, superando una lunga fase di attesa fatta di annunci e iniziative prive di risposte strutturali", ha dichiarato Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV e coordinatrice del Gruppo.
Secondo Mancuso, l’approvazione del ddl rappresenta "un primo, importantissimo passo legislativo", in grado di offrire finalmente un riconoscimento giuridico a una figura centrale nei percorsi di cura.

Dello stesso tenore le valutazioni espresse dalle associazioni aderenti, che hanno sottolineato come il provvedimento possa contribuire a garantire una maggiore protezione sociale, economica e assistenziale ai caregiver familiari, riducendo il carico fisico ed emotivo che accompagna l’attività di cura quotidiana.

Il riconoscimento politico e i limiti del provvedimento

Il disegno di legge in discussione segna indubbiamente un passaggio politico rilevante, perché porta per la prima volta il caregiver familiare dentro un quadro normativo nazionale. Tuttavia, il riconoscimento formale della figura non comporta direttamente e a cascata la garanzia di tutele effettive. Il fronte delle associazioni di caregiver è infatti ampio e le richieste fatte in sede parlamentare delineano un perimetro di richieste preciso.

Dal riconoscimento del caregiver come lavoratore a tutti gli effetti, con retribuzione e contribuzione previdenziale, fino a misure strutturali su lavoro, pensioni, sostegni economici e superamento dell’Isee come criterio di accesso.

Emergono poi problemi non secondari, come la gestione territoriale delle misure, il rischio di disuguaglianze regionali, l’assenza di meccanismi certi di sostituzione e il tema, ancora irrisolto, delle risorse necessarie per rendere esigibili i diritti annunciati.

Il miglio da percorrere tra auspicio e realtà

Nel giorno simbolicamente dedicato alla lotta contro il cancro, il riconoscimento del caregiver familiare viene celebrato come un passo avanti storico. Ma proprio l’ampiezza delle cifre in gioco – milioni di persone coinvolte, anni di lavoro di cura non retribuito, carichi assistenziali h24 – rende evidente come il passaggio più complesso debba ancora compiersi.

La questione dunque si sposta e non è più se il caregiver debba essere riconosciuto, ma come e con quali strumenti. Ed è su questo terreno, più che sul plauso istituzionale, che si misurerà la capacità del sistema di trasformare un riconoscimento politico in diritti concreti, continuativi e sostenibili.

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