
Entro il 2030 la regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità potrebbe registrare una carenza di quasi un milione di infermieri. L’allarme arriva dall’ufficio europeo dell’Oms, che accompagna la stima con un documento programmatico dedicato alle strategie di medio-lungo periodo.
"Gli infermieri rappresentano il 56% del personale sanitario", ha dichiarato Hans Henri P. Kluge, direttore regionale per l’Europa. "Avere personale infermieristico sicuro non è un lusso o un dettaglio amministrativo. Si tratta di un investimento fondamentale per la sicurezza dei pazienti e dell’intero sistema sanitario".
Il dato non riguarda soltanto l’Unione Europea in senso stretto, ma un’area più ampia che comprende anche Paesi dell’Asia centrale. Il problema, tuttavia, tocca direttamente anche i sistemi occidentali, già sotto pressione dopo la pandemia.
Burnout, carichi di lavoro e fuga dalla professione
Secondo l’Oms, la carenza non è un fenomeno improvviso ma il risultato di una dinamica progressiva: deterioramento delle condizioni di lavoro, aumento dei carichi assistenziali, pressioni sulla salute mentale e calo dell’interesse verso la professione.
Già nel 2023 un rapporto dell’Oms Europa aveva evidenziato come, per compensare le carenze interne, molti Paesi abbiano aumentato il ricorso a personale sanitario straniero. Nel caso degli infermieri si è registrato un incremento di cinque volte tra il 2014 e il 2023.
Anche la Commissione Europea riconosce la criticità. "In tutta l’Ue ci troviamo di fronte a una carenza di professionisti sanitari e infermieri che soffrono di carichi di lavoro pesanti, pressioni sulla salute mentale e l’interesse per le carriere infermieristiche è in calo", ha affermato Sandra Gallina, direttrice generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare.
Non solo numeri: impatto sulla pratica clinica
Il tema non riguarda soltanto l’organizzazione del personale. Una carenza strutturale di infermieri incide direttamente sulla qualità dell’assistenza, sulla continuità delle cure e sulla sicurezza dei pazienti.
Gli infermieri costituiscono il 56% della forza lavoro sanitaria. Una loro riduzione o instabilità si traduce inevitabilmente in una redistribuzione dei carichi all’interno delle équipe, con possibili ripercussioni anche sull’attività medica.
Per questo l’Oms parla di "bomba a orologeria": non un’emergenza improvvisa, ma un deterioramento progressivo che rischia di diventare strutturale se non affrontato con politiche coordinate.
Le direttrici indicate dall’Oms
Il documento programmatico individua alcune linee di intervento: maggiore riconoscimento professionale ed economico, utilizzo sistematico dei dati sul carico lavorativo, investimenti in formazione, attenzione al benessere psicologico dei professionisti.
"La riforma duratura richiede che governi, datori di lavoro, autorità di regolamentazione, sindacati e formatori collaborino e mantengano la rotta", conclude l’Oms.
Il messaggio è chiaro: la crisi infermieristica non è un problema settoriale, ma una questione di sostenibilità complessiva del sistema sanitario. Senza un intervento strutturale, il rischio è che la carenza di personale si trasformi in un limite operativo permanente per l’intera assistenza.




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