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Infermieri prescrittori, il confronto sulle competenze nel pieno della riorganizzazione del Ssn

Professione Redazione DottNet | 23/02/2026 11:25

Dalla riforma universitaria al nodo dell’atto prescrittivo: autonomia, responsabilità e confini giuridici nel riassetto delle professioni sanitarie.

La riforma dei percorsi universitari delle professioni sanitarie riporta in superficie una questione che attraversa da anni il Servizio sanitario nazionale: la ridefinizione dei confini tra autonomia professionale e responsabilità clinica.

Tra i punti più discussi vi è la possibilità di attribuire agli infermieri con formazione avanzata funzioni prescrittive, in particolare in relazione a dispositivi, presidi e ausili. Un tema che tocca il cuore dell’assetto giuridico delle professioni sanitarie e che si colloca in un momento di profonda riorganizzazione del sistema.

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Non si tratta soltanto di una rivendicazione di ruolo. È un passaggio che incide sulla distribuzione delle competenze in un Ssn chiamato a rispondere a carenza di personale, aumento delle cronicità e rafforzamento dell’assistenza territoriale.

Prescrizione o richiesta: la qualificazione dell’atto

Il confronto si è concentrato anche su una distinzione apparentemente terminologica tra "prescrizione" e "richiesta".

Secondo l’impostazione tradizionale, l’atto prescrittivo è strettamente connesso alla diagnosi e alla responsabilità medica. In questa prospettiva, ogni estensione dell’atto deve essere attentamente valutata per evitare sovrapposizioni e incertezze sul piano delle responsabilità.

Dal fronte infermieristico si sottolinea invece come la responsabilità assistenziale attribuita dalla legge richieda strumenti operativi coerenti con l’autonomia professionale. La letteratura internazionale, e in particolare la classificazione NANDA-I, ha da tempo sistematizzato le diagnosi infermieristiche e gli interventi propri del processo di nursing, distinguendoli dalla diagnosi medica.

Il nodo, dunque, non è puramente lessicale. Riguarda la qualificazione giuridica dell’atto e il suo inquadramento nel sistema delle responsabilità professionali.

Un sistema sotto pressione

Il dibattito arriva in una fase in cui il Servizio sanitario nazionale è attraversato da tensioni strutturali: difficoltà di reclutamento, liste d’attesa, crescente spesa out-of-pocket e riorganizzazione della medicina territoriale.

In questo contesto, l’evoluzione delle competenze infermieristiche viene letta da molti come uno strumento per rendere più efficiente la presa in carico, soprattutto nei percorsi cronici e domiciliari. Nei modelli europei, gli infermieri specialisti possono, in ambiti definiti e regolati, prescrivere dispositivi e talvolta farmaci specifici senza che ciò abbia determinato fratture nel sistema.

In Italia, tuttavia, l’atto prescrittivo è storicamente ricondotto alla piena responsabilità del medico. Ogni eventuale ridefinizione richiede quindi un intervento normativo chiaro, capace di garantire coerenza tra formazione, autonomia e responsabilità.

Università, ordini professionali e perimetro delle competenze

La questione investe direttamente il mondo universitario, chiamato a disegnare percorsi formativi coerenti con le competenze effettivamente esercitabili. Al tempo stesso coinvolge gli ordini professionali, custodi dell’assetto giuridico delle professioni e della tutela dell’interesse pubblico.

Il rischio, in assenza di un quadro condiviso, è che la discussione si irrigidisca in una contrapposizione simbolica tra categorie, proprio mentre il sistema avrebbe bisogno di una visione integrata.

La ridefinizione delle competenze non può essere affrontata come una sottrazione o una concessione di potere. È piuttosto una questione di equilibrio tra autonomia e responsabilità, dentro un modello di lavoro multiprofessionale che deve garantire sicurezza e qualità delle cure.

Oltre la contrapposizione

Il tema dell’infermiere prescrittore rappresenta in realtà un banco di prova più ampio: fino a che punto il sistema sanitario italiano è disposto a ripensare i propri assetti professionali per rispondere a bisogni che sono profondamente cambiati?

La riorganizzazione delle professioni sanitarie, insieme al rafforzamento dell’assistenza territoriale e alla revisione dei modelli formativi, impone una riflessione che superi le logiche identitarie.

In un Ssn sotto pressione, la sfida non è stabilire gerarchie, ma costruire un assetto normativo e organizzativo coerente, in cui competenze avanzate, responsabilità giuridiche e percorsi di cura trovino una sintesi equilibrata.

Se il confronto resterà ancorato ai principi e non scivolerà in una lettura ideologica, potrà diventare un’occasione di modernizzazione. In caso contrario, il rischio è che il dibattito sulle parole nasconda l’urgenza delle riforme di sistema.

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