
Al Simposio di Firenze per il mezzo secolo della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, presentati dati clinici che confermano il controllo della malattia in circa il 75% dei pazienti trattati con le terapie mirate.
Un miliardo e 200 milioni di persone nel mondo convivono con l’emicrania; in Italia i pazienti sono almeno 9 milioni. Numeri che descrivono una delle condizioni neurologiche più impattanti sul piano sanitario e sociale, soprattutto nella fascia d’età tra i 20 e i 50 anni.
In occasione del cinquantesimo anniversario della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), celebrato a Firenze, l’attenzione si è concentrata sui progressi terapeutici più recenti: farmaci mirati contro il CGRP (calcitonin gene-related peptide), oggi disponibili anche in Italia, che stanno modificando in modo sostanziale l’approccio alla malattia.
Terapie mirate e controllo della malattia
Secondo il professor Pierangelo Geppetti, presidente emerito SISC, le nuove molecole consentono oggi di trattare con successo circa il 75% dei pazienti. Un risultato mai raggiunto in precedenza nella storia della gestione dell’emicrania.
Le innovazioni riguardano due classi principali:
Questi farmaci agiscono in modo specifico sul meccanismo biologico alla base del dolore emicranico, senza penetrare nel sistema nervoso centrale e con un profilo di sicurezza favorevole. La possibilità di intervenire sul bersaglio molecolare ha permesso non solo di trattare l’attacco acuto, ma anche di prevenire le recidive, inclusi casi precedentemente refrattari alle terapie tradizionali.
Dalle terapie aspecifiche ai farmaci “su misura”
Prima dell’introduzione delle terapie anti-CGRP, la prevenzione dell’emicrania si basava su farmaci sviluppati per altre indicazioni – antipertensivi, antidepressivi o antiepilettici – spesso associati a effetti collaterali e a una limitata persistenza in trattamento.
Negli anni ’90, l’arrivo dei triptani aveva segnato un primo passaggio verso una terapia specifica per il trattamento dell’attacco acuto. Come sottolinea la professoressa Marina De Tommaso, attuale presidente SISC, i triptani restano efficaci nel controllo della crisi, ma non sono indicati per la prevenzione e possono presentare limitazioni in pazienti con comorbidità cardiovascolari.
Le terapie anti-CGRP, invece, hanno modificato la continuità assistenziale: mentre in passato una quota elevata di pazienti interrompeva il trattamento entro un anno per inefficacia o scarsa tollerabilità, oggi la maggior parte mantiene la terapia con soddisfazione clinica.
Resta comunque una percentuale di pazienti (circa il 20%) con risposta insufficiente. Per questi casi sono in sviluppo ulteriori strategie mirate, come anticorpi diretti contro PACAP o combinazioni terapeutiche che potenziano il blocco della via del CGRP.
Impatto sociale e qualità della vita
L’Organizzazione mondiale della sanità ha definito l’emicrania la patologia più disabilitante nella fascia 20-50 anni. La malattia colpisce prevalentemente donne (circa il 70% dei casi), spesso dall’infanzia o dall’adolescenza fino alla menopausa, incidendo su studio, lavoro, relazioni e progettualità di vita.
Pur non esistendo ancora una cura definitiva – l’emicrania ha una base genetica complessa e multifattoriale – la possibilità di ottenere un controllo efficace e sicuro nel lungo periodo rappresenta un cambiamento rilevante nella prospettiva terapeutica.
50 anni di SISC: dalla fondazione alle linee guida internazionali
La SISC nasce a Firenze nel 1976 su impulso di Federigo Sicuteri, fondatore del Centro Cefalee dell’Università di Firenze, insieme ad altri studiosi tra cui Enrico Greppi.
Negli ultimi cinquant’anni la società scientifica ha contribuito in modo significativo alla comprensione dei meccanismi dell’emicrania, tra cui:
Tra i risultati organizzativi e scientifici si annoverano:
Una rivoluzione ancora in evoluzione
Dopo cinque anni di impiego clinico delle terapie anti-CGRP, i dati di pratica reale confermano un cambiamento strutturale nella gestione dell’emicrania. Per la prima volta, la comunità scientifica dispone di strumenti specifici, mirati e con un profilo di sicurezza adeguato per trattamenti prolungati in una popolazione giovane e attiva.
La celebrazione dei 50 anni della SISC coincide quindi con una fase di transizione: dall’uso di terapie adattate a una medicina sempre più personalizzata, fondata sulla conoscenza dei meccanismi molecolari della malattia.
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