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Sindrome del bambino scosso, l’ascolto dei genitori comincia in gravidanza

Le ostetriche: “Preparare le famiglie alla gestione del pianto è decisivo”
Sindrome del bambino scosso, l’ascolto dei genitori comincia in gravidanza
Pediatria

Affrontare le fasi più impegnative dei primi mesi di vita del neonato, comprenderne le dinamiche e non sentirsi soli nei momenti di maggiore stress è un percorso che inizia già durante la gravidanza. È in questa fase che si possono fornire alle famiglie strumenti e consapevolezza per ridurre il rischio di comportamenti pericolosi, come quelli alla base della sindrome del bambino scosso, responsabile di gravi lesioni cerebrali e possibili conseguenze neurologiche permanenti.

A richiamare l’attenzione sull’importanza di un accompagnamento precoce è la Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica (Fnopo), che in occasione della Giornata dedicata sottolinea il ruolo centrale dell’ostetrica nel sostegno e nell’ascolto dei genitori.

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 Il ruolo dell’ostetrica nella prevenzione precoce

"Siamo spesso le prime professioniste a entrare in contatto con i genitori, già durante la gravidanza e poi nel post parto – spiega Martha Traupe, consigliera Fnopo – Questo ci permette di fare una vera prevenzione, spiegando in modo chiaro la sindrome e perché anche pochi secondi di scuotimento possono essere pericolosi".

Secondo la Federazione, la prevenzione non può limitarsi a un intervento informativo tardivo, ma deve inserirsi all’interno di un percorso educativo continuo, che accompagni la coppia genitoriale fin dall’attesa, fornendo strumenti concreti per affrontare le difficoltà dei primi mesi di vita del neonato.

 Pianto del neonato: aspettative realistiche già in gravidanza

Uno degli aspetti centrali su cui intervenire è la gestione del pianto del neonato, spesso alla base degli episodi di scuotimento.
"È fondamentale iniziare durante la gravidanza – sottolinea Traupe – perché significa aiutare i genitori a costruire aspettative realistiche e a comprendere che il pianto intenso nei primi mesi è un evento normale, non rappresenta un fallimento personale".

Preparare le famiglie a questa realtà consente di ridurre il senso di frustrazione e impotenza che può emergere soprattutto nei momenti di maggiore stanchezza, favorendo una risposta più consapevole e sicura ai bisogni del bambino.

 Il lavoro nel post-parto e il coinvolgimento della rete familiare

Nel periodo successivo alla nascita, il lavoro di prevenzione prosegue attraverso un accompagnamento pratico e personalizzato. Le ostetriche osservano il neonato insieme ai genitori, suggeriscono strategie adeguate e calibrate sulla situazione specifica e incoraggiano il coinvolgimento dell’intera rete familiare.

"Non ci rivolgiamo solo alla madre, ma anche a partner, nonni e caregiver – aggiunge Traupe – perché chiunque può trovarsi in difficoltà". Ampliare il raggio dell’intervento significa ridurre il rischio che momenti di sovraccarico emotivo si trasformino in comportamenti pericolosi per il bambino.

 Strategie pratiche nei momenti di maggiore difficoltà

Tra le indicazioni fornite alle famiglie, un messaggio chiave riguarda la normalità del sentirsi sopraffatti. «In questi casi è importante fermarsi – chiarisce l’esperta – mettere il bambino in un luogo sicuro e prendersi qualche minuto per calmarsi».

Le ostetriche suggeriscono inoltre:

  • l'alternanza tra caregiver per ridurre l’esposizione allo stress;
  • l’utilizzo di tecniche di consolazione dolci, come il contatto pelle a pelle;
  • la riduzione degli stimoli ambientali;
  • la costruzione di una rete di supporto da attivare nei momenti più critici.

Riconoscere precocemente il disagio genitoriale

La prevenzione della sindrome del bambino scosso passa anche dalla capacità di individuare tempestivamente segnali di disagio nei genitori. Ansia, irritabilità, senso di sopraffazione, isolamento sociale o una storia di fragilità psicologica rappresentano elementi di vulnerabilità che richiedono attenzione e accompagnamento.

L’ascolto attivo e la relazione di fiducia tra ostetrica e famiglia diventano così strumenti fondamentali per intercettare il disagio e intervenire prima che si trasformi in un rischio per il neonato.

Pediatria
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