
La vitamina D è una vitamina liposolubile, cioè una sostanza che si scioglie nei grassi. In natura esistono principalmente due forme: vitamina D2, di origine vegetale, e vitamina D3, di origine animale.
A differenza di molte altre vitamine, la vitamina D ha una caratteristica particolare: il nostro organismo può produrla autonomamente grazie all’esposizione della pelle alla luce solare. I raggi ultravioletti trasformano alcune sostanze presenti nella pelle in vitamina D3, che poi entra nel sangue e viene trasportata ai diversi organi.
Successivamente, la vitamina D viene trasformata nel fegato e nei reni nella sua forma attiva, che consente di svolgere le sue funzioni nell’organismo.
La funzione più nota della vitamina D riguarda la salute delle ossa. Questa vitamina aiuta infatti l’organismo ad assorbire calcio e fosforo, minerali fondamentali per mantenere lo scheletro forte e sano.
Oltre a questo ruolo, la vitamina D partecipa anche ad altre funzioni importanti, tra cui il supporto al sistema immunitario e la regolazione di alcuni processi infiammatori dell’organismo.
Le principali fonti di vitamina D
1) Esposizione al sole
La fonte principale di vitamina D è l’esposizione alla luce solare. Alle nostre latitudini, tra la primavera e l’estate, una persona sana può produrre quantità sufficienti di vitamina D grazie al sole.
La produzione cutanea può però variare in base a diversi fattori, tra cui:
stagione dell’anno
orario della giornata
latitudine
colore della pelle
stile di vita e tempo trascorso all’aperto
Durante i mesi invernali, soprattutto se si trascorre poco tempo all’aria aperta, la produzione di vitamina D può ridursi.
2) Alimentazione
Una piccola parte della vitamina D proviene anche dall’alimentazione. Gli alimenti che ne contengono di più sono:
pesce grasso come salmone, sgombro, aringhe e sardine
fegato
tuorlo d’uovo
alcuni funghi
In quantità minori la vitamina D è presente anche in frutta e verdura.
In alcuni Paesi vengono commercializzati alimenti fortificati, cioè arricchiti artificialmente con vitamina D, come latte o cereali per la colazione. Questa pratica è diffusa soprattutto nei Paesi anglosassoni, mentre in Italia è meno comune.
In generale si stima che solo il 10-20% della vitamina D provenga dalla dieta, mentre la maggior parte viene prodotta dalla pelle grazie alla luce solare.
3) Integratori
Sono disponibili diversi integratori alimentari contenenti vitamina D, da sola o in combinazione con altre sostanze.
È importante ricordare che gli integratori non sostituiscono una dieta equilibrata e uno stile di vita sano e non devono essere utilizzati per prevenire o curare malattie.
I farmaci contenenti vitamina D devono essere assunti solo su indicazione del medico.
Come si misurano i livelli di vitamina D
Lo stato della vitamina D nell’organismo si valuta con un esame del sangue.
I valori possono variare durante l’anno: generalmente sono più alti nei mesi estivi e più bassi in inverno. Anche fattori come peso corporeo, età, sesso e zona geografica possono influenzare i livelli nel sangue.
Secondo indicazioni diffuse nella pratica clinica:
valori tra 20 e 40 ng/ml sono considerati adeguati nella popolazione generale
valori inferiori a 20 ng/ml possono indicare una carenza di vitamina D
In alcune situazioni particolari, come osteoporosi, gravidanza o condizioni di ridotta esposizione al sole, il medico può ritenere opportuno mantenere livelli più elevati.
Quando può essere necessaria la supplementazione
Le linee guida indicano la supplementazione di vitamina D nei primi 12 mesi di vita, con un dosaggio giornaliero stabilito dal pediatra.
Negli adulti, l’assunzione di vitamina D può essere presa in considerazione dal medico in presenza di:
carenza documentata di vitamina D
osteoporosi
gravidanza o allattamento
persone con ridotta esposizione al sole o che vivono in strutture assistenziali
In ogni caso, è sempre consigliabile consultare il proprio medico prima di assumere vitamina D per valutare la reale necessità e il dosaggio più appropriato.
Il fabbisogno giornaliero
Secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), il fabbisogno giornaliero di vitamina D è:
10 microgrammi al giorno nei bambini tra 7 e 12 mesi
15 microgrammi al giorno negli adulti
Questi valori sono stati calcolati ipotizzando una scarsa esposizione al sole. In presenza di una buona esposizione alla luce solare, infatti, l’organismo può produrre autonomamente una parte significativa della vitamina D necessaria.
Carenza di vitamina D e possibili conseguenze
Una carenza significativa di vitamina D può causare problemi a ossa e denti.
Livelli bassi di vitamina D sono stati inoltre associati, in diversi studi, a varie condizioni di salute, tra cui:
malattie cardiovascolari
diabete
malattie autoimmuni
alcune patologie neurologiche
malattie respiratorie
Tuttavia, al momento non esistono prove definitive che dimostrino che l’assunzione di vitamina D possa migliorare l’andamento di queste malattie. Sono ancora in corso studi per chiarire meglio questo aspetto.
Sicurezza ed effetti indesiderati
Se assunta nelle quantità consigliate, la vitamina D è generalmente sicura. Tuttavia, dosaggi eccessivi possono essere dannosi.
Un eccesso di vitamina D può causare una condizione chiamata ipervitaminosi D, che può provocare sintomi come:
nausea e vomito
dolori addominali
aumento della sete
aumento della quantità di urina
confusione o stanchezza
Nei casi più gravi può verificarsi un aumento del calcio nel sangue (ipercalcemia) con possibili conseguenze su reni e cuore.
Per questo motivo è importante non assumere integratori o farmaci a base di vitamina D senza il parere del medico, soprattutto se si stanno già assumendo altri farmaci, perché potrebbero verificarsi interazioni.
Fonte: Istituto Superiore di Sanità
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