
White paper promosso da Impatta e realizzato con il supporto di Deloitte. In Italia 2,3 miliardi in R&S e 1,7 in tecnologie industriali, in crescita del 21% negli ultimi cinque anni.
Il settore farmaceutico si conferma uno dei principali driver industriali e innovativi del Paese, con investimenti complessivi che raggiungono circa 4 miliardi di euro l’anno tra ricerca e sviluppo e tecnologie produttive.
Secondo un white paper promosso da Impatta e realizzato con il supporto di Deloitte su dati Farmindustria, nel nostro Paese vengono investiti 2,3 miliardi in ricerca e sviluppo e 1,7 miliardi in tecnologie industriali, con una crescita del 21% negli ultimi cinque anni.
Un settore sempre più centrale nell’economia della salute
Il report evidenzia come l’industria farmaceutica stia consolidando il proprio ruolo nell’economia nazionale e nel sistema salute, non solo per la produzione di farmaci ma anche per la capacità di generare innovazione tecnologica.
A livello europeo, nel 2023 sono stati investiti circa 55 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, mentre le aziende biofarmaceutiche emergenti hanno sviluppato oltre due terzi dei nuovi farmaci e ne hanno portati sul mercato circa il 69%.
In questo scenario, l’Italia si posiziona come uno dei principali hub produttivi, con 56 miliardi di euro di produzione farmaceutica nel 2024, di cui la quasi totalità destinata all’export, e un valore aggiunto in crescita.
Digitalizzazione e nuovi modelli di assistenza
Tra i fattori che stanno trasformando il settore emerge il ruolo crescente della digitalizzazione. Nel 2023 i consulti specialistici in telemedicina sono aumentati del 172%, mentre le prestazioni legate alla farmacia dei servizi hanno registrato un incremento del 28%.
Si diffondono inoltre strumenti come le terapie digitali e i programmi di supporto ai pazienti, insieme all’utilizzo di intelligenza artificiale e analisi dei dati, sempre più integrati nei processi industriali e nei percorsi di cura.
Sostenibilità come leva industriale
Accanto all’innovazione tecnologica, il report sottolinea la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale. Il 75% delle aziende del settore collabora con università e centri di ricerca per lo sviluppo di tecnologie green, mentre una quota rilevante beneficia di infrastrutture e politiche favorevoli alla transizione ecologica.
Le emissioni del comparto risultano inferiori di circa un quarto rispetto alla media manifatturiera nazionale, a conferma di un progressivo orientamento verso modelli produttivi più efficienti.
Tra innovazione e visione strategica
"Nel settore Life Science l’innovazione non può più essere valutata esclusivamente in termini di progresso scientifico", osserva Elisa Costantini, partner e Life Science Excellence Leader di Deloitte, sottolineando la necessità di integrare valore clinico, sostenibilità economica e responsabilità ambientale.
Il documento nasce anche con l’obiettivo di favorire il confronto tra i diversi attori del sistema. "Il progetto nasce con l’intento di promuovere un dialogo aperto tra istituzioni, ricerca e industria", afferma Carola Salvato, senior advisor della Fondazione Earth Day Italia e coordinatrice del progetto.
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