
Dal rischio cardiovascolare al burnout dei sanitari, il ministro richiama l’impatto clinico dell’isolamento. E lo collega alla riforma del sistema sanitario.
La solitudine non è solo una condizione sociale, ma un fattore che incide direttamente sulla salute. È il messaggio al centro dell’intervento del ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto a Roma al convegno sul Secondo Rapporto europeo dell’OMS sull’equità in salute.
"La produzione scientifica internazionale ha dimostrato che la solitudine è associata a un aumento del rischio di depressione, ansia e disturbi cognitivi", ha affermato il ministro, sottolineando come le evidenze colleghino l’isolamento anche a patologie cardiovascolari, declino funzionale e maggiore mortalità.
Un fenomeno che, secondo Schillaci, attraversa più fasce della popolazione: dagli anziani ai giovani, fino agli stessi operatori sanitari, esposti a condizioni di stress che possono sfociare in burnout.
Dalla solitudine alla riforma del sistema sanitario
Il tema viene inserito in un quadro più ampio, legato all’evoluzione demografica e all’aumento dell’aspettativa di vita.
"La maggiore longevità e l’aumento delle malattie croniche comportano nuove e complesse sfide", ha spiegato Schillaci, indicando la necessità di un adattamento del Servizio sanitario nazionale sul piano organizzativo e assistenziale.
In questo contesto si collocano gli interventi sull’assistenza territoriale, con oltre 1,5 milioni di over 65 assistiti a domicilio e uno stanziamento di 150 milioni di euro per progetti di telemedicina rivolti agli over 80.
Giovani e operatori sanitari: le altre solitudini
Accanto agli anziani, il ministro ha richiamato l’attenzione sui giovani, spesso esposti a forme di isolamento legate anche all’uso dei social e ai disturbi di salute mentale.
"Abbiamo adottato il nuovo Piano nazionale per la salute mentale, con un focus particolare sui giovani", ha ricordato, evidenziando l’obiettivo di rafforzare prevenzione e intercettazione precoce del disagio psichico.
Ma la solitudine riguarda anche chi lavora nel sistema sanitario. "Sono state quasi 18mila le aggressioni nel 2025, fisiche e verbali", ha aggiunto, collegando il tema al clima di pressione e vulnerabilità in cui operano i professionisti.
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