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Medici di famiglia in Campania, allarme sostenibilità: carenze record e accordo regionale sotto accusa

Sindacato

La medicina generale in Campania attraversa una fase particolarmente delicata, caratterizzata da una significativa carenza di professionisti e da criticità normative che, secondo le rappresentanze sindacali, potrebbero compromettere l’efficacia dell’assistenza primaria. A sollevare l’attenzione sul tema è Giovanni Senese, segretario regionale del Sindacato Medici Italiani (SMI), che evidenzia l’urgenza di interventi strutturali per evitare un ulteriore deterioramento del sistema.

Dati recenti indicano che in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale, con la Campania tra le regioni più penalizzate: al 1° gennaio 2025 si registrava un deficit di 643 professionisti. La situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni, considerando che entro il 2028 sono previsti più di 1.100 pensionamenti solo sul territorio regionale. Questo squilibrio si traduce in un aumento del numero di assistiti per singolo medico, con ripercussioni dirette sulla qualità delle cure e sulla continuità assistenziale.

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Al centro del dibattito vi è anche l’Accordo Integrativo Regionale (AIR) per la medicina generale, approvato nell’ottobre 2025 e fortemente contestato dallo SMI. Secondo il sindacato, il documento introdurrebbe vincoli organizzativi e amministrativi tali da ridurre l’autonomia professionale dei medici di famiglia, trasformandoli progressivamente in figure prevalentemente impegnate in attività burocratiche. Una prospettiva che, a detta delle rappresentanze di categoria, rischia di rendere meno attrattiva la professione, già esposta a elevati livelli di stress lavorativo e rischio di burnout.

Il sindacato ha inoltre richiesto chiarimenti alle istituzioni regionali, sollecitando la sospensione dell’applicazione dell’accordo e l’avvio di un confronto per una sua riscrittura. L’obiettivo dichiarato è definire un nuovo assetto contrattuale capace di valorizzare il ruolo del medico di medicina generale come primo presidio sanitario sul territorio, rafforzando al contempo l’accessibilità ai servizi per i cittadini.

In questo contesto, l’appello è rivolto alla nuova governance regionale affinché si promuovano politiche di reclutamento, incentivi professionali e modelli organizzativi innovativi. Senza interventi tempestivi, avverte il sindacato, il rischio è una progressiva desertificazione della medicina territoriale, con conseguenze rilevanti sulla tenuta complessiva del sistema sanitario locale.

Sindacato
Commenti
GP
Giuseppe Persico
come al solito si arriva troppo tardi
Rispondi
20/03/2026 11:44

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