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Salute mentale femminile, l’effetto invisibile degli ormoni: ciclo irregolare e menopausa amplificano stress e stanchezza

Salute Redazione DottNet | 19/03/2026 12:06

Un’indagine nazionale evidenzia il legame tra cambiamenti biologici e vulnerabilità emotiva. Dolore fisico, sonno disturbato e pressioni sociali incidono sul benessere psicologico lungo tutto l’arco della vita.

Le trasformazioni ormonali e fisiologiche che accompagnano le diverse fasi della vita femminile possono avere un impatto significativo sull’equilibrio emotivo, contribuendo a incrementare la percezione di stress e affaticamento mentale. È quanto emerge da una recente indagine realizzata dal servizio di psicologia online Unobravo su un campione rappresentativo di oltre mille donne italiane tra i 18 e i 60 anni.

Secondo i risultati, più di una donna su tre riferisce di essersi sentita frequentemente sopraffatta nell’ultimo mese.

In particolare, la presenza di ciclo mestruale irregolare o l’assunzione di terapie che influenzano l’assetto ormonale sembrano associarsi a maggiori difficoltà nella gestione delle emozioni quotidiane. In questi gruppi, circa il 36% delle intervistate dichiara di non riuscire a controllare efficacemente le proprie reazioni emotive, una quota sensibilmente superiore rispetto alla media complessiva.

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Anche i sintomi fisici giocano un ruolo rilevante. Dolori, cambiamenti corporei e stanchezza incidono in modo marcato sul benessere psicologico per quasi la metà delle partecipanti, percentuale che supera il 55% tra chi presenta irregolarità del ciclo o segue trattamenti farmacologici specifici. In parallelo, si osserva una maggiore diffusione di disturbi del sonno: oltre il 54% delle donne con ciclo non regolare segnala una qualità del riposo insoddisfacente, contro meno del 40% tra chi riporta una condizione mestruale stabile.

Le criticità emotive tendono ad accentuarsi anche durante le fasi di transizione biologica, come perimenopausa e menopausa. Circa il 40% delle donne coinvolte in questi passaggi riferisce di non sentirsi compresa dalle persone vicine, mentre quasi la metà percepisce un supporto insufficiente nei momenti di difficoltà. Alla dimensione personale si aggiunge quella lavorativa: tra le intervistate che hanno sperimentato stati di sopraffazione, oltre il 40% attribuisce al contesto professionale un ruolo rilevante, pur evidenziando la carenza di iniziative aziendali dedicate alla salute mentale.

Un aspetto trasversale riguarda la tendenza alla normalizzazione del disagio emotivo: tre donne su quattro ritengono che le proprie difficoltà vengano spesso interpretate come conseguenze inevitabili della fase di vita attraversata. Parallelamente, il confronto con modelli sociali e aspettative esterne rappresenta una fonte di pressione, soprattutto tra le più giovani.

Nonostante le criticità, emerge una crescente attenzione verso la cura di sé: per oltre la metà delle partecipanti, la tutela del benessere psicologico rappresenta oggi una priorità. Una consapevolezza che potrebbe favorire un approccio più integrato alla salute femminile, capace di riconoscere l’interazione tra dimensione biologica ed emotiva.

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