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Case di comunità, la sanità territoriale resta incompleta: operative solo 4 su 100

Monitoraggio AGENAS sul DM 77: meno della metà delle strutture è attiva e solo il 4% è pienamente operativa. Bene COT e assistenza domiciliare, ma restano forti divari territoriali.
Sanità pubblica

La sanità territoriale, pilastro della riorganizzazione prevista dal DM 77, procede ma con evidenti ritardi. A fotografare lo stato di avanzamento è il monitoraggio dell’AGENAS, che restituisce un quadro disomogeneo e ancora lontano dagli obiettivi fissati.

Al 31 dicembre 2025, delle 1.715 Case di comunità previste entro il 2026, solo 781 – pari al 45% – ha attivo almeno un servizio. Ancora più significativo il dato sulle strutture pienamente operative: appena 66, circa il 4%, dispongono del personale medico e infermieristico e garantiscono l’erogazione di tutti i servizi obbligatori.

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La rete territoriale cresce, ma resta incompleta e a velocità diverse tra le Regioni

Il dato non è solo quantitativo, ma territoriale. La distribuzione delle Case di comunità pienamente operative evidenzia un forte squilibrio geografico, con una concentrazione nelle Regioni del Nord.

In testa la Lombardia, con 22 strutture operative, seguita da Emilia-Romagna (15) e Lazio (6). Numeri più contenuti nel resto del Paese, con una presenza frammentata e in alcuni casi ancora marginale.

Il quadro conferma una dinamica già nota: la costruzione della sanità territoriale procede a velocità diverse, con un rischio concreto di ampliare le disuguaglianze nell’accesso ai servizi.

Centrali operative territoriali e assistenza domiciliare: segnali più positivi ma integrazione ancora parziale

Più avanzata appare la situazione delle Centrali operative territoriali (COT), pensate come cabina di regia della continuità assistenziale. Delle 657 previste, 625 risultano pienamente operative.

Anche sul fronte dell’assistenza domiciliare i dati sono incoraggianti: quasi 1,6 milioni di pazienti sono seguiti, e – salvo alcune eccezioni – tutte le Regioni risultano in grado di garantire la copertura dei servizi infermieristici a domicilio.

Restano però criticità nell’integrazione delle diverse componenti assistenziali. In molti territori risultano ancora carenti i servizi domiciliari che coinvolgono medici di medicina generale, pediatri e specialisti, così come l’assistenza riabilitativa e i servizi socio-assistenziali.

Le cure domiciliari avanzano, ma persistono lacune nelle aree più complesse come le cure palliative

Il quadro si fa più fragile nelle aree di maggiore complessità assistenziale. Le cure palliative domiciliari, ad esempio, sono disponibili nell’82% dei distretti, lasciando scoperta una quota significativa di popolazione.

Si tratta di un indicatore rilevante, perché segnala come la costruzione della rete territoriale non sia ancora uniforme proprio nei servizi più delicati, quelli che richiedono maggiore integrazione tra sanitario e sociosanitario.

Tra obiettivi e realtà, la sfida resta la costruzione di una rete realmente integrata

Il monitoraggio AGENAS restituisce quindi un’immagine a due velocità: da un lato l’avanzamento di alcune componenti organizzative, dall’altro la difficoltà di completare una rete territoriale pienamente operativa.

Le Case di comunità, pensate come punto di accesso e coordinamento dei servizi, restano il nodo più critico. Senza un loro pieno funzionamento, il modello disegnato dal DM 77 rischia di rimanere incompiuto.

La sfida, a questo punto, non è più solo realizzare le strutture, ma renderle effettivamente operative, dotandole di personale, integrazione e capacità di presa in carico. È su questo passaggio che si giocherà la reale tenuta della riforma della sanità territoriale.

Sanità pubblica
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