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Prevenzione cardiovascolare, svolta con evolocumab: -31% di eventi nei pazienti ad alto rischio

Cardiologia Annalucia Migliozzi | 31/03/2026 12:44

Dallo studio VESALIUS-CV emergono nuove evidenze: intervenire precocemente sul colesterolo LDL può ridurre il primo evento cardiovascolare

Ridurre in modo intensivo il colesterolo LDL prima che si manifestino eventi clinici potrebbe cambiare la storia naturale delle malattie cardiovascolari. È quanto indicano i nuovi dati dello studio VESALIUS-CV, che evidenziano come Evolocumab, anticorpo monoclonale anti-PCSK9, sia in grado di abbattere del 31% il rischio di primo evento cardiovascolare maggiore nei pazienti ad alto rischio senza aterosclerosi significativa.

I risultati, presentati al congresso dell’American College of Cardiology e pubblicati sul Journal of the American Medical Association, rafforzano l’importanza di un approccio preventivo più aggressivo nella gestione delle dislipidemie.

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Riduzione significativa del rischio cardiovascolare

L’analisi ha coinvolto 3.655 pazienti con diabete e profilo di rischio elevato, seguiti per quasi cinque anni. L’aggiunta di evolocumab alla terapia ipolipemizzante standard ha portato a una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori (MACE), inclusi infarto miocardico, ictus ischemico e morte coronarica.

In particolare, il trattamento ha consentito di raggiungere livelli medi di colesterolo LDL pari a 44 mg/dL, contro i 105 mg/dL del gruppo placebo. Oltre alla riduzione del rischio composito, sono stati osservati benefici anche sui singoli endpoint: meno infarti, meno procedure di rivascolarizzazione e una diminuzione degli ictus ischemici.

Verso una prevenzione più precoce

Secondo Paolo Fiorina, professore di Endocrinologia all’Università di Milano, questi risultati segnano un punto di svolta nella gestione dei pazienti ad alto rischio: “Intervenire precocemente con strategie più intensive consente di prevenire il primo evento cardiovascolare e modificare il decorso della malattia”.

Il concetto chiave è anticipare il trattamento, anche in assenza di eventi clinici pregressi. La maggior parte degli episodi cardiovascolari, infatti, si verifica in soggetti senza storia di infarto o ictus, rendendo cruciale l’identificazione precoce dei pazienti a rischio.

Il ruolo centrale del C-LDL

Le evidenze confermano il ruolo del colesterolo LDL come fattore di rischio modificabile. Una riduzione più marcata e tempestiva dei suoi livelli si traduce in un beneficio clinico concreto, in linea con le più recenti raccomandazioni internazionali.

Lo studio VESALIUS-CV, trial di fase 3 randomizzato e controllato, ha arruolato oltre 12.000 pazienti a livello globale, inclusi centri italiani, consolidando il profilo di efficacia e sicurezza di evolocumab già emerso in precedenti studi pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Nuove prospettive terapeutiche

Le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte nel mondo e sono spesso legate a fattori di rischio concomitanti come diabete, obesità e ipertensione. In questo scenario, terapie innovative come evolocumab rappresentano un’opportunità per migliorare la prevenzione primaria, andando oltre i limiti delle terapie tradizionali.

Con oltre 8 milioni di pazienti trattati a livello globale, questo inibitore della PCSK9 si conferma uno degli strumenti più avanzati per il controllo del colesterolo LDL, aprendo la strada a un modello di medicina sempre più proattivo, personalizzato e orientato alla riduzione del rischio prima ancora che la malattia si manifesti.

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