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Pnrr e sanità, il rischio non è solo il ritardo: il vero problema è chi pagherà le opere (se) incompiute

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 31/03/2026 11:46

Il monitoraggio GIMBE segnala ritardi su territorio e Fascicolo sanitario elettronico. Ma il punto più critico è il rischio di restituzione dei fondi e l’impatto sui conti pubblici.

La riforma della sanità territoriale e della digitalizzazione procede a rilento, ma il problema non è solo il ritardo. Il monitoraggio della Fondazione GIMBE sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr mette in evidenza una criticità più profonda: il rischio che una parte degli investimenti non si traduca in servizi effettivi e, nel peggiore dei casi, che l’Italia sia costretta a restituire i fondi europei.

"A tre mesi dalla scadenza, il primo rischio da evitare ad ogni costo è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto", avverte Nino Cartabellotta, presidente della fondazione GIMBE. Un’eventualità che cambierebbe radicalmente la natura dell’operazione Pnrr: da investimento finanziato a costo pienamente a carico della finanza pubblica.

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Il tema concreto: fondi a rischio e pressione sui conti pubblici

Il punto più delicato non è tanto la fotografia attuale, quanto lo scenario che si aprirebbe se i target non venissero rispettati. Il Pnrr finanzia la trasformazione della sanità territoriale e digitale attraverso contributi a fondo perduto. Se questi venissero meno, le opere già avviate dovrebbero comunque essere completate, ma con risorse nazionali, in un contesto segnato da vincoli di bilancio stringenti.

È qui che il rischio diventa sistemico. Non si tratta solo di ritardi amministrativi, ma della possibilità di trovarsi con strutture avviate e non completate, o completate senza copertura finanziaria adeguata. In altre parole, il rischio è quello di trasformare un investimento europeo in un costo interno, con effetti diretti - e dirompenti - sulla sostenibilità della spesa sanitaria.

I numeri: avanzamento disomogeneo e servizi ancora incompleti

I dati del monitoraggio confermano una situazione ancora lontana dagli obiettivi. Al 31 dicembre 2025, su 1.715 Case della Comunità programmate, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, mentre per oltre un terzo delle strutture non è stato attivato alcun servizio. Anche tra quelle parzialmente attive, solo una quota limitata garantisce tutti i servizi previsti.

Ancora più indietro gli Ospedali di Comunità: su 594 programmati, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio e nessuno risulta pienamente funzionante. "In queste condizioni, renderli operativi entro il 30 giugno appare una missione impossibile", osserva Cartabellotta. Meglio il quadro delle Centrali operative territoriali, dove il target europeo è stato raggiunto, ma si tratta di un elemento che da solo non riequilibra il sistema.

Digitalizzazione e consenso: il limite strutturale del sistema

Ritardi anche sul fronte della digitalizzazione, a cui il Pnrr destina oltre un miliardo di euro. Il Fascicolo sanitario elettronico resta incompleto e poco utilizzato: nessuna Regione rende disponibili tutte le tipologie di documenti previste e solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati.

È un limite che non è solo tecnico, ma strutturale. Senza consenso e senza utilizzo diffuso, la digitalizzazione rischia di restare una infrastruttura incompleta, incapace di sostenere i processi clinici e organizzativi che dovrebbe abilitare.

Tra target europei e diseguaglianze interne

Il monitoraggio GIMBE evidenzia poi un secondo rischio: quello di raggiungere formalmente gli obiettivi europei senza ridurre le diseguaglianze territoriali. "Il rischio è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre, e anzi ampliando, i divari regionali", sottolinea Cartabellotta. Un esito che consentirebbe di rispettare gli impegni formali, ma senza produrre un miglioramento uniforme dell’accesso ai servizi.

Infine il terzo rischio, indicato come il più grave: quello per cui l’intero processo si traduca in un avanzamento solo amministrativo, senza benefici concreti per i cittadini. È su questo equilibrio - tra rispetto dei target, sostenibilità finanziaria e impatto reale - che si gioca la fase finale del Pnrr sanitario.

Perché il problema non è solo arrivare alla scadenza, ma evitare che, una volta esaurita la spinta europea, restino strutture incomplete, servizi parziali e costi da sostenere interamente con risorse nazionali.

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