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Autismo, accordo Ministero-Iss: 10 milioni per rafforzare servizi e diagnosi precoce

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 31/03/2026 12:04

Finanziamento dal Fondo autismo 2025-2026. Al centro rete dei servizi, emergenze comportamentali e progetto di vita.

Un investimento da 10 milioni di euro per rafforzare la rete dei servizi per l’autismo, potenziare la diagnosi precoce e rendere più strutturati i percorsi di presa in carico. È questo l’obiettivo dell’accordo di collaborazione tra Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, finanziato attraverso il Fondo autismo 2025-2026.

L’intesa si inserisce nel quadro del decreto legislativo 62/2024 e punta a consolidare un modello assistenziale integrato, basato sulla continuità dei percorsi e sull’integrazione tra ambito sanitario, sociale e territoriale.

"Si rinnova l’impegno nazionale verso un modello di intervento sempre più integrato, fondato sulla personalizzazione dei percorsi e sulla continuità assistenziale", afferma Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e già preside della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Roma.

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Rete dei servizi e gestione delle emergenze comportamentali

Tra le priorità dell’accordo figura il rafforzamento della rete nazionale per la gestione delle emergenze comportamentali, già avviata nelle precedenti annualità del Fondo autismo.

"Tutte le Regioni sono state coinvolte nell’implementazione di servizi dedicati e di équipe specializzate per la gestione dei comportamenti problema", spiega Maria Luisa Scattoni, coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Autismo dell’Iss e responsabile di progetti di ricerca sui disturbi del neurosviluppo.

Le Équipe Dedicate per le Emergenze Comportamentali (Edeco) rappresentano il fulcro operativo della rete: ad oggi sono 67 i professionisti del Servizio sanitario nazionale formati attraverso programmi specifici dell’Iss, destinati a operare nei servizi territoriali.

Progetto di vita e monitoraggio dei dati

L’accordo prevede anche il rafforzamento del "progetto di vita", che diventa uno strumento centrale nella presa in carico della persona, insieme al miglioramento dei percorsi di accoglienza e assistenza e al potenziamento della sorveglianza neuroevolutiva nei primi anni di vita.

È inoltre operativa una piattaforma digitale per il monitoraggio delle attività e delle risorse impiegate, con l’obiettivo di rendere più strutturata la governance nazionale degli interventi.

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