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Ddl Schillaci sotto pressione: dalle critiche tecniche alle richieste di stop, il nodo è la sostenibilità della riforma

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 14/04/2026 16:48

La Fondazione Gimbe solleva rilievi su contenuti e coperture. Regioni e opposizioni chiedono di sospendere l’iter. Al centro il tema delle risorse e del metodo

Il disegno di legge delega sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera entra in una fase di forte pressione, tra rilievi tecnici e richieste di revisione che arrivano da più livelli del sistema sanitario.

A innescare il confronto è stata l’analisi della Fondazione Gimbe, che ha evidenziato criticità rilevanti sia sul piano dei contenuti sia su quello delle coperture finanziarie. Criticità tecniche, che non hanno mancato di causare reazioni politiche.

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Gimbe: criticità su metodo, contenuti e risorse

Secondo la Fondazione, il provvedimento si configurerebbe come una legge delega "vaga e confusa", priva di un confronto strutturato con Regioni e attori del sistema e caratterizzata da un’impostazione che non chiarisce in modo puntuale obiettivi e strumenti.

Tra i punti più critici, la previsione di nuove tipologie di strutture ospedaliere, a fronte di risorse limitate, e l’assenza di un riferimento strutturato alla prevenzione, mentre la medicina territoriale viene richiamata in termini generici.

Il tema centrale resta quello delle coperture economiche: la clausola di invarianza finanziaria, secondo Gimbe, rischia di rendere difficilmente realizzabili gli obiettivi della riforma in un contesto già segnato da carenze di personale, liste d’attesa e diseguaglianze territoriali.

Regioni e sistema sanitario chiedono un confronto

Le criticità sollevate si inseriscono in un quadro più ampio, in cui anche la Conferenza Stato-Regioni ha chiesto di sospendere l’iter per riaprire il confronto sugli obiettivi del provvedimento.

Un passaggio che riporta al centro il tema del metodo, oltre che dei contenuti: la definizione di una riforma che incide sull’assetto del Servizio sanitario nazionale richiede un coinvolgimento diretto dei livelli istituzionali chiamati poi ad attuarla.

Le reazioni politiche: "Senza risorse rischio riforma inefficace"

Su questo terreno si inseriscono quindi le reazioni politiche, che riprendono e amplificano i rilievi emersi nelle audizioni.

"Non si può riformare la sanità senza fondi. Pensare di potenziare la rete ospedaliera e la medicina del territorio con una clausola di invarianza finanziaria è un esercizio di stile inutile per cittadini e operatori", afferma Beatrice Lorenzin, senatrice del Partito democratico ed ex ministra della Salute.

Sulla stessa linea la richiesta di un passo indietro sul provvedimento. "Serve ripartire da un confronto serio e approfondito con tutti i soggetti interessati", dichiarano Sandra Zampa, Ylenia Zambito e Susanna Camusso, senatrici del Partito democratico componenti della Commissione Affari sociali del Senato.

Più netta la posizione espressa da Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Partito democratico, che richiama le conclusioni della Fondazione Gimbe e invita il Governo a ritirare il ddl per riaprire il confronto sui temi strutturali del sistema.

La questione di fondo: la riforma è possibile senza nuove risorse?

Al di là delle posizioni politiche - che riflettono una ovvia dialettica parlamentare - il confronto sul ddl Schillaci non è basato solo su un pregiudizio politico ma riporta al centro una questione già emersa in più occasioni: la sostenibilità delle riforme in sanità in assenza di nuove risorse.

Il rischio, evidenziato da più parti, è quello di intervenire sull’assetto organizzativo senza incidere sui fattori strutturali - finanziamento, personale, capacità di presa in carico - che determinano l’effettiva tenuta del Servizio sanitario nazionale.

Insomma, è davvero possibile innovare la sanità in regime di invarianza finanziaria, pur consapevoli della "coperta corta" dei conti pubblici?

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