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Schillaci: “Avanti fino a fine legislatura”. Tra liste d’attesa, territorio e personale, la missione è portare a compimento le riforme

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 10/04/2026 17:16

Il ministro della Salute rilancia su più fronti: monitoraggio delle liste, prevenzione, carenza di specialisti e medicina territoriale. La durata del Governo come condizione per chiudere i cantieri aperti

Dalle liste d’attesa alla medicina territoriale, passando per il tema del personale e della prevenzione. Le dichiarazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto a Cagliari alla Scuola di formazione politica dei Riformatori sardi, restituiscono un quadro articolato dei principali dossier aperti in sanità.

Con un elemento di fondo che tiene insieme i diversi interventi: la necessità di continuità dell’azione di governo per trasformare misure e investimenti in risultati concreti.

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"Il governo andrà avanti": la cornice politica dei dossier aperti

"Il messaggio di Giorgia Meloni è stato molto chiaro. È un governo votato dalla maggioranza dei cittadini, quindi andremo avanti e termineremo la legislatura", ha dichiarato Schillaci.

Un passaggio che, letto in chiave operativa, riguarda anche la sanità in modo diretto: molti degli interventi avviati - dalla riduzione delle liste d’attesa alla riorganizzazione della rete territoriale - hanno tempi di attuazione lunghi e richiedono stabilità decisionale.

Liste d’attesa, dati in arrivo ma benefici ancora da misurare

Sul tema più sensibile, quello delle liste d’attesa, il ministro ha annunciato un passaggio atteso: "Nel giro di un mese sul sito di Agenas saranno disponibili i risultati regione per regione, prestazione per prestazione".

Un salto di qualità sul piano del monitoraggio, che dovrebbe consentire di individuare con maggiore precisione le criticità.

Resta però aperto il tema delle diseguaglianze: "Purtroppo ancora oggi ci sono troppe disparità tra regione e regione, tra Nord e Sud, e questo è inaccettabile", ha sottolineato Schillaci, ribadendo la necessità di una collaborazione più stretta tra livelli istituzionali.

Una linea che si intreccia con le difficoltà, già segnalate da più parti, nel tradurre i correttivi normativi in miglioramenti percepibili dai cittadini.

Sanità pubblica e nuovi paradigmi: il peso dell’invecchiamento

Nel suo intervento, il ministro ha ribadito la difesa del Servizio sanitario nazionale, indicando però la necessità di una trasformazione.

"Il modello di sanità pubblica è da difendere, ma dobbiamo cambiare paradigma", ha affermato, richiamando un contesto profondamente mutato: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la disponibilità di terapie sempre più avanzate.

"In una nazione come la nostra che invecchia dobbiamo puntare decisamente sulla prevenzione", ha aggiunto, indicando in questo ambito uno degli strumenti principali per la sostenibilità del sistema.

Personale e specializzazioni: il problema è l’attrattività

Accanto alla questione organizzativa, resta aperto il tema del personale sanitario.

"I medici in Italia ci sono, abbiamo una media superiore a quella dei Paesi Ocse, ma i giovani non scelgono alcune specializzazioni", ha spiegato Schillaci, citando tra le discipline in difficoltà emergenza-urgenza, alcune branche chirurgiche, anatomia patologica e radioterapia.

Il problema, quindi, non è solo quantitativo ma di distribuzione e attrattività, con il rischio di squilibri sempre più marcati in settori chiave per il funzionamento del sistema.

Medicina territoriale, il passaggio dalla costruzione all’operatività

Uno dei capitoli più rilevanti riguarda la riforma della medicina territoriale, anche alla luce degli investimenti del Pnrr.

"La riforma della medicina territoriale è fondamentale", ha ribadito il ministro, sottolineando però un passaggio cruciale: "non basta costruire le strutture, dobbiamo far sì che le case di comunità siano pienamente operative".

Un tema che riguarda non solo le infrastrutture, ma anche il personale, l’organizzazione dei servizi e l’integrazione tra ospedale e territorio.

L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a "una sanità più moderna, più vicina ai cittadini, con meno afflussi al pronto soccorso e una maggiore presa in carico dei pazienti", ma anche in questo caso resta aperta la questione dell’attuazione concreta, con differenze regionali ancora marcate.

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