
Indagine del Centro nazionale trapianti: molti cittadini non sanno di dover esprimere la volontà al rinnovo della carta d’identità. Il Ministero lancia una campagna per rafforzare l’informazione
Quasi il 40% dei cittadini scopre solo allo sportello del Comune, al momento del rinnovo della carta d’identità, di poter esprimere la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti. Un dato che introduce un elemento di criticità in un processo che, per sua natura, dovrebbe basarsi su una scelta informata e consapevole.
L’indagine, realizzata da Noto Sondaggi per il Centro nazionale trapianti, evidenzia come una parte significativa delle decisioni venga presa in modo estemporaneo: circa un cittadino su due decide sul momento, senza aver maturato in precedenza una posizione chiara.
Decisioni estemporanee e maggiore propensione al rifiuto
Il dato più rilevante riguarda proprio la relazione tra consapevolezza e scelta. Le decisioni prese allo sportello risultano più esposte al rifiuto o alla mancata espressione della volontà. Il 58% di chi ha detto no lo ha fatto in quel momento, così come quasi l’80% di chi ha preferito non esprimersi.
"Abbiamo capito che circa il 40% dei cittadini che si presentano allo sportello non sa che quella è un’occasione per esprimere la propria volontà", spiega Giuseppe Feltrin, direttore del Centro nazionale trapianti, sottolineando anche come non sia sempre chiaro che la scelta possa essere modificata in qualsiasi momento.
I dati complessivi mostrano un sistema in equilibrio ma ancora fragile: tra le dichiarazioni registrate nei Comuni, il 65,7% ha espresso consenso e il 34,3% opposizione. Percentuali che migliorano leggermente considerando anche le dichiarazioni raccolte tramite Asl e associazioni, ma che restano influenzate dal contesto in cui la decisione viene presa.
Il momento della scelta incide sulla qualità del consenso
Il punto che emerge non è tanto il livello complessivo dei consensi, quanto la qualità del processo decisionale. Una scelta maturata in anticipo, informata e consapevole, ha caratteristiche diverse rispetto a una decisione presa sotto pressione, in un contesto amministrativo e in tempi ristretti.
Il rischio, in questi casi, non è solo un aumento delle opposizioni, ma una distorsione del principio stesso di consenso, che dovrebbe riflettere una volontà personale e non una reazione a una domanda inattesa.
La risposta delle istituzioni: informare prima, non allo sportello
È su questo scarto che interviene la nuova campagna di comunicazione promossa dal Ministero della Salute insieme al Centro nazionale trapianti, dal titolo "Dai voce al tuo sì. Scegli di donare".
Presentata alla presenza del ministro Orazio Schillaci e dello stesso Feltrin, la campagna punta a spostare il momento della decisione fuori dallo sportello, anticipandolo attraverso una maggiore informazione e sensibilizzazione.
Lo spot, interpretato dall’attore Luca Ward, racconta in modo diretto le conseguenze concrete di una scelta positiva, mostrando il ritorno alla vita quotidiana delle persone che ricevono un trapianto.
Un sistema che funziona ma ha bisogno di consapevolezza diffusa
Negli ultimi 25 anni, grazie alla disponibilità dei donatori, in Italia sono stati effettuati oltre 80mila trapianti. Un risultato che testimonia la solidità del sistema, ma che convive con una domanda ancora elevata: oggi sono più di 8mila le persone in lista d’attesa.
La campagna si inserisce quindi in un contesto già strutturato, ma con un margine evidente di miglioramento sul piano dell’informazione. Accanto alla programmazione televisiva e radiofonica, sono previste iniziative sul territorio, nelle scuole e online, con il coinvolgimento delle principali associazioni di settore.
Tra informazione e scelta: il passaggio decisivo
Il dato emerso dall’indagine suggerisce una riflessione più ampia: non basta offrire la possibilità di esprimere una volontà, se il contesto in cui avviene non consente una scelta pienamente consapevole.
Spostare l’attenzione dal momento amministrativo al percorso informativo significa rafforzare non solo il numero delle dichiarazioni, ma la qualità delle decisioni. In un ambito come quello della donazione di organi, dove la scelta individuale ha un impatto diretto sulla vita di altri, questo passaggio diventa determinante.
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