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Spesa militare e sanità: il costo invisibile delle economie di guerra

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 15/04/2026 17:09

Uno studio su The Lancet evidenzia la relazione tra aumento della spesa militare e riduzione degli investimenti sanitari, con effetti più marcati nei Paesi a basso reddito

Un aumento dell’1% della spesa militare si associa a una riduzione dello 0,62% della spesa sanitaria. Nei Paesi a basso reddito il rapporto si fa ancora più netto, fino a -0,96%. È uno dei dati più significativi emersi da un’analisi pubblicata su The Lancet, che quantifica il rapporto tra investimenti in difesa e finanziamento dei sistemi sanitari.

Non si tratta di una correlazione teorica. In un contesto globale caratterizzato da un incremento delle spese militari e dall’intensificarsi dei conflitti, la riallocazione delle risorse pubbliche si traduce in effetti concreti sulla capacità dei sistemi sanitari di garantire servizi e continuità assistenziale.

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Quando cresce la difesa, si riducono le risorse per la sanità

L’analisi evidenzia come il rapporto tra spesa militare e sanitaria non sia neutrale. In presenza di vincoli di bilancio, l’incremento degli investimenti in difesa tende a essere compensato da una riduzione delle risorse destinate ad altri settori, tra cui la sanità. Questo effetto risulta particolarmente evidente nei contesti a basso reddito, dove la contrazione della spesa sanitaria segue in modo quasi proporzionale l’aumento di quella militare.

Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio: secondo le stime citate nello studio, una persona su sei nel mondo vive oggi in aree interessate da conflitti. In questi contesti, la pressione sui sistemi sanitari cresce mentre le risorse disponibili tendono a ridursi.

I meccanismi attraverso cui i conflitti incidono sui sistemi sanitari

L’impatto dei conflitti sui sistemi sanitari non si limita alla distruzione diretta delle infrastrutture, ma si sviluppa attraverso una serie di meccanismi concomitanti.

Il primo è rappresentato dai danni fisici a ospedali, ambulatori e centri di cura, che riducono immediatamente la capacità di erogazione dei servizi. Il secondo riguarda l’interruzione delle catene di approvvigionamento: farmaci, dispositivi e materiali sanitari diventano difficilmente accessibili, con effetti che si estendono anche oltre le aree direttamente colpite.

A questi si aggiunge l’impatto delle sanzioni economiche, che pur prevedendo formalmente esenzioni per i beni sanitari, possono generare carenze significative a causa di vincoli finanziari e difficoltà nei pagamenti internazionali. Il risultato è una progressiva riduzione della capacità operativa dei sistemi sanitari, anche in assenza di distruzioni materiali dirette.

Secondo le evidenze richiamate nello studio, tra il 1990 e il 2017 i conflitti armati sono stati associati a circa 29 milioni di morti in eccesso per cause indirette, come l’interruzione dei servizi sanitari.

Indicatori di sistema e contesti di conflitto

Un ulteriore elemento di criticità riguarda gli strumenti di valutazione dei sistemi sanitari. I principali indicatori di copertura sanitaria universale (UHC) sono costruiti su presupposti di stabilità economica e istituzionale, che non tengono conto degli effetti strutturali dei conflitti.

In questo modo, i Paesi coinvolti in guerre o tensioni prolungate risultano penalizzati sia per la riduzione effettiva della spesa sanitaria sia per la difficoltà di raggiungere standard misurati su contesti non comparabili. Ne deriva una rappresentazione parziale delle performance dei sistemi sanitari.

Sostenibilità e contesto geopolitico

"La relazione tra spesa militare e investimenti in sanità ha effetti concreti sull’accesso alle cure", osserva Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).

A livello globale, la riduzione degli aiuti internazionali alla sanità - stimata tra il 30% e il 40% nei Paesi a basso e medio reddito - contribuisce ad amplificare queste dinamiche. In assenza di risorse pubbliche sufficienti, cresce il ricorso alla spesa privata diretta, con un conseguente aumento delle disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Nel complesso, i dati indicano come la spesa sanitaria risenta delle scelte macroeconomiche e geopolitiche, con effetti che tendono a manifestarsi nel medio e lungo periodo sulla capacità dei sistemi di garantire assistenza.

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